ANCORA CORRUZIONE ALL’ANAS, MA IL PONTE SULLO STRETTO NON SI DISCUTE

gdf_anasRoma, 11 marzo 2016 – Per la Salerno-Reggio Calabria è proprio jella nera. Oppure, nella nuova moda di vedere il bicchiere mezzo pieno, la ripresa dei lavori per terminare la A3 ha portato fortuna.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non ha fatto in tempo ad annunciare i lavori di completamento dell’autostrada famosa per essere stata considerata “il corpo del reato più lungo d’Italia” che l’indomani la Guardia di Finanza arresta in via cautelare 19 persone, indagandone 36, fra dirigenti e funzionari di Anas Spa, imprenditori titolari di aziende appaltatrici di opere pubbliche primarie e un avvocato. La vicenda lambisce anche la sfera politica. Ma va? In questo caso il nome che gira sui media sembra essere quello di Marco Martinelli (Forza Italia).

Mettiamolo subito in chiaro: nell’operazione “Dama Nera 2” che ha portato al sequestro di 800mila euro non c’è nulla relativo ai lavori di questo tratto viario (gestito da Anas) che imboccherà direttamente sul futuro ponte dello Stretto di Messina, un’altra opera tornata in auge proprio di recente, dove sempre Anas è detentore del progetto.

Gli ultimi arresti si riferiscono a episodi corruttivi finalizzati a favorire l’aggiudicazione di gare d’appalto a determinate imprese, a velocizzare l’erogazione dei relativi pagamenti, a sbloccare i contenziosi in essere, a consentire la disapplicazione di penali riguardanti l’esecuzione di pubbliche commesse, ad assicurare indebiti indennizzi in relazione a procedure di esproprio, ovvero ad agevolare l’ottenimento di fondi maggiorati illecitamente.

Ed ecco fornito l’elenco delle opere oggetto di corruzione: “dall’itinerario basentano (compreso il raccordo autostradale SicignanoPotenza) alla SS 117 Centrale Sicula – quest’ultima cofinanziata dalla Regione Sicilia – entrambi aggiudicati nel 2014, alla SS 96 Barese e alla SS 268 del Vesuvio, arterie stradali aggiudicate nel 2012, arrivando sino a turbare la gara per la realizzazione della nuova sede ANAS di Campobasso, opera aggiudicata nel 2011. In tale articolato illecito contesto, secondo ipotesi investigativa, il politico indagato, in virtù del ruolo istituzionale ricoperto, ha garantito al titolare di un’importante impresa la nomina di un presidente di gara “non ostile”, tant’è che – effettivamente – l’imprenditore si aggiudicava l’importante appalto in Sicilia. Analogo ruolo di intermediazione è stato contestato ad un legale romano, oggi tratto in arresto, quale intermediario, per conto di un’azienda romana, nella corresponsione all’indagata ACCROGLIANO’ Antonella di una provvista corruttiva pari a euro 10.000 a fronte della facilitazione nell’erogazione di pagamenti, nonché per lo sblocco di contenziosi in essere con l’ANAS SPA”.

È la Guardia di Finanza a commentare nel comunicato stampa che è “Emblematica la sintesi operata dal competente G.I.P. nel suo provvedimento: ‘un marciume diffuso all’interno di uno degli enti pubblici più in vista nel settore economico degli appalti’, reso ancora più ‘sconvolgente’ dalla facilità di intervento del sodalizio per eliminare una penale, aumentare interessi e facilitare il pagamento di riserve, nonché, ancora più grave, far vincere un appalto ad una società ‘amica’, a discapito di altre risultate più meritevoli. Il mercimonio della pubblica funzione e la sistematicità dell’asservimento della medesima sono stati i tratti essenziali che hanno caratterizzato, per anni, l’operato dei pubblici funzionari infedeli oggi arrestati. In cambio degli illeciti servizi prestati, abusando dei poteri derivanti dall’incarico ricoperto, i dirigenti ANAS SPA e gli esponenti politici indagati hanno ottenuto utilità e/o provviste corruttive dai titolari di aziende, affidatarie di commesse di opere pubbliche di interesse nazionale. E’ stata accertata la corresponsione, da parte degli imprenditori, di provviste e/o utilità corruttive, in favore dei dirigenti ANAS SPA e dei politici coinvolti”.

Sempre più spesso ricorrono in Italia episodi di corruzione sistemica. E sulla corruzione, l’Italia vanta un triste primato.

Che cosa c’entrano allora con questa vicenda la tanto martoriata Salerno – Reggio Calabria e il ponte sullo Stretto di Messina? A fare da legame è la ricorrenza di figure, cioè politici, funzionari e imprenditori a prescindere dai loro nomi e cognomi specifici, fatti e situazioni. Si tratta cioè di tutto ciò che porta gli italiani a non fidarsi più dell’apparato statale (o sotto il suo controllo) per la realizzazione delle opere pubbliche.

Basta aprire wikipedia o qualche altro archivio online o qualche buon almanacco dei fatti dell’anno, per constatare come Anas (in buona compagnia con altre società, aziende, eccetera) sia stata periodicamente coinvolta in episodi sgradevoli con conseguenti cambi di vertice della struttura.

In virtù di quella memoria corta che noi esseri umani abbiamo, è bene riproporre alcune righe tratte da Wikipedia: “Nel luglio del 1993 iniziò ad occuparsi dell’ente la Corte dei Conti la quale, nella relazione generale sul conto consuntivo dello Stato per il 1992, sottolineò diversi segnali di preoccupazione circa l’allegra gestione dell’ANAS”. E poche righe più avanti, c’è un paragrafo ancora più inquietante: “La gravità della situazione, riguardante complessivamente circa 16.000 miliardi di lire di appalti discutibili e 1.000 miliardi di tangenti, con evidenza di almeno 3.000 miliardi di lavori stradali e autostradali assegnati senza perfezionare i contratti, sulla base di semplici telegrammi, richiese drastici tagli nel bilancio dell’ente, e portò in breve tempo, oltre alla revisione del sistema degli appalti e dopo aver rischiato di farle cambiare anche nome, alla riorganizzazione dell’azienda (che aveva allora 13.000 dipendenti) con le trasformazioni societarie del 1994. Trasformazioni che la Corte dei Conti criticò ritenendo che, alla luce delle irregolarità già riscontrate, sarebbe stato più opportuno non sottrarre l’ente alla modalità di controllo precedente; del resto, rimarcava la Corte, ben il 93,42 per cento dei lavori previsti dal piano triennale 1979-1981 si erano conclusi mediamente nove anni dopo il termine stabilito, mentre le risorse assorbite erano passate dai previsti 2.500 miliardi a 5.188, praticamente il doppio”.

Facendo un viaggio veloce nel tempo e sorvolando su vicende altrettanto importanti, si arriva alla storia più prossima. Basta digitare su un qualsiasi motore di ricerca le parole “crollo viadotto” per ricordare il numero di volte che le strade hanno ceduto.

Ecco un brevissimo riepilogo: luglio 2014 si affossa una campata del viadotto “Petrulla” sulla statale Licata-Ravanusa; fine 2014 cede la rampa di accesso al viadotto ‘Scorciavacche’ della Palermo-Agrigento (opera assegnata al consorzio di imprese “Bolognetta scpa” costituito da Cmc di Ravenna, Tecnis di Catania e Ccc di Bologna); marzo 2015 crolla il viadotto Italia proprio sulla Salerno – Reggio Calabria, causando la morte di un operaio; aprile 2015 si spacca  il viadotto Himera lungo la Palermo-Catania; novembre 2015 i carabinieri di San Giuseppe Jato notano un pilone inclinato che sorregge il viadotto ‘Traversa II’ e chiudono per precauzione la strada che Anas riapre a tambur battente con la spiegazione di monitorare da tempo la situazione.

Per amor di patria è meglio chiudere qui l’impietoso elenco.

Sembra però che proprio nulla si voglia imparare dalle esperienze. È vero che il presidente Anas, Pietro Ciucci, si dimise dopo questo primato infelice di crolli, ma ci vollero due milioni di euro per aiutarlo a prendere questa decisione.

Ora, con l’Anas bella ripulita (a parte queste ultime corruzioncine), ecco il nuovo presidente e amministratore delegato, Gianni Vittorio Armani, rispolverare il progetto risalente addirittura agli antichi romani del Ponte sullo Stretto. “A noi – ha ammesso qualche mese fa Armani – ci interessa. Sono solo tre chilometri di distanza e la struttura è ovviamente fattibile, ma parlarne troppo non serve, perché prima abbiamo tanto da fare a livello di manutenzione delle infrastrutture esistenti”. Tempo qualche mese, ed ecco (10 marzo 2016) il presidente del Consiglio inaugurare lo sforamento della galleria di Mormanno della A3, affermando lui stesso che “La Salerno-Reggio Calabria è diventata il simbolo delle cose che non vanno. In questo cantiere tagliamo i pregiudizi nei confronti del nostro Paese. Ci vuole un’Italia che corre e che fa le cose e non che ingrassa i conti correnti degli avvocati per le varie cause. Abbiamo 3 miliardi di euro da spendere sulla Calabria sulle strade. C’è già, licenziato, il progetto per la Jonica. Lo dico a chi pensa che finita la Salerno-Reggio Calabria non c’è più lavoro e opere pubbliche”. È un bel messaggio.

Per fortuna la Guardia di Finanza va avanti nel suo lavoro e per la gioia degli italiani onesti ha dato esecuzione ai provvedimenti emessi dal Tribunale e dalla Procura della Repubblica di Roma, cioè (testualmente dal comunicato della GdF) “all’ordinanza di custodia cautelare personale – in carcere ed agli arresti domiciliari, nei confronti di: 1. ACCROGLIANÒ Antonella – cl. 1961 – domiciliare; 2. BOSCO LO GIUDICE Concetto Albino – cl. 1963 – domiciliare; 3. CERASI Emiliano – cl. 1967 – domiciliare; 4. COLAFELICE Giuseppe – cl. 1958 – domiciliare – attualmente all’estero; 5. COSTANZO Francesco Domenico – cl. 1962 – domiciliare; 6. DE GROSSI Oreste – cl. 1956 – carcere; 7. FERRANTE Antonino – cl. 1961 – domiciliare; 8. LAGROTTERIA Sergio Serafino – cl. 1967 – carcere; 9. LOCONTE Vincenzo – cl. 1956 – domiciliare; 10. MISSERI Carmelo – cl. 1956 – domiciliare; 11. MUSENGA Andrea – cl. 1953 – domiciliare; 12. PARISE Elisabetta – cl. 1972 – domiciliare; 13. PARLATO Giovanni – cl. 1967 – carcere; 14. RICCIARDELLO Giuseppe – cl. 1947 – domiciliare; 15. ROSSI Vito – cl. 1950 – domiciliare; 16. SPINOSA Giovanni – cl. 1957 – domiciliare; 17. TARDITI Paolo – cl. 1957 – domiciliare; 18. VALENTE Antonio – cl. 1961 – domiciliare; 19. VITTADELLO Sergio – cl. 1937 – domiciliare, per i reati di corruzione per l’esercizio della funzione e per atto contrario ai doveri d’ufficio [artt. 110, 318 e 319 c.p.], turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.), autoriciclaggio (art. 648-ter, comma 1, c.p.), favoreggiamento personale (art. 378 c.p.) e truffa (artt. 640 – comma 2 – punto 1) e 61 nn. 7-9 c.p.); Ø sequestro per equivalente delle somme corruttive, allo stato accertate, fino a concorrenza di circa 800.000 euro. Oltre n. 50 le perquisizioni effettuate in Lazio, Sicilia, Calabria, Puglia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Piemonte, Veneto, Molise e Campania: passate al setaccio anche le sedi ANAS di Roma, Milano e Cosenza. Nel corso delle operazioni di p.g. odierne sono stati sottoposti a sequestro ulteriori 225.000 euro in contanti”.

Elisabetta Tonni

 

 

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