Autore: Redazione

CORRUZIONE A LATINA: LOLLO, IL GIUDICE INTERESSATO ALLA COMPLICITÀ DELLA MOGLIE

La chiave di tutto sta in poche frasi pronunciate da Antonio Lollo. Il giudice della sezione fallimentare del tribunale di Latina, 48 anni, arrestato il 20 marzo con l’accusa di corruzione e concussione, in un’intercettazione telefonica dice al suo interlocutore: «Pensi che se io avessi potuto, mi andavo a comprare gli orologi? Prima mi ero già comprato una casa; due non lo posso fare. A chi ca… le intesto; in qualche maniera ‘sti soldi li devo riciclà: come ca… faccio sennò?» Eccole le vere preoccupazioni dei corrotti. Riciclare i soldi; rendere puliti i proventi illeciti per rendersi presentabili e...

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I giochi sporchi di calcio e azzardo – L’arresto di Gozzi, patron dell’Entella Chiavari

di Daniele Poto Roma, 18 marzo 2015 – Il risveglio di primavera di un sistema corruttivo diffuso e confermatosi a livello ministeriali (tempi da Lupi) si conferma nel comparto “giochi sporchi e truccati”. Infatti c’è di mezzo sia l’azzardo che il calcio, dunque il gaming che diventa gambling, nella parabola del presidente dell’Entella Chiavari, Antonio Gozzi, che non ha fatto neanche in tempo a consolidarsi come il demiurgo del football sulla piazza di Chiavari con l’Entella, centrando il sospirato traguardo della partecipazione al campionato di serie, prima di un clamoroso crollo giudiziario con l’arresto a Bruxelles. La globalizzazione delle infrazioni ormai dimostra che non esistono confini spazio temporali per le violazioni riportandoci alla parabola del broker cinese che per meglio truccare le partite del calcio finlandese pensò bene di comprarsi una squadra per predeterminarne i risultati fino ad arrivare all’esaltazione della “scommessa perfetta” pianificando il 7-1 a tavolino che l’avrebbe reso milionario. E nella parabole di Gozzi c’è appunto un milione, rilasciato in varie tranche, per convincere ufficiali e componenti istituzionali della repubblica congolese a concedere licenze legate all’azzardo. Come si può immaginare l’orizzonte imprenditoriale di  operatori del genere è privo di qualunque senso morale. Si può immaginare di quale spasmodico bisogno d’azzardo possa nutrire un paese africano come il Congo. L’abitudine alla corruzione ormai è una modalità che dalle mafie tradizionali è passata nel vivo corpo grigio della...

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ABOLIZIONE DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA E NEGAZIONE DEI REDDITTI MIMINI SALARIALI E DEI REDDITI DI CITTADINANZA. ECCO L’ITALIA DELLA GRANDE POVERTÀ

C’è un grande assente nel doppio dibattito sul reddito di cittadinanza e sul reddito minimo: la distruzione dei contratti collettivi di lavoro. Alcune categorie hanno deciso di rescindere dal contratto collettivo o almeno di disdettarle. Si tratta di una situazione ben diversa e che non va confusa con il mancato rinnovo o con il ritardo nel rinnovo. Rescindere dal contratto collettivo, come sta succedendo nella ristorazione, vuol dire non riconoscere più quegli accordi e quindi rinnegare ogni qualsiasi rapporto diritto-dovere fra datore di lavoro e lavoratore. In assenza di una contrattazione collettiva, gli accordi di lavoro saranno sostituiti da impegni fra singoli che nella fattispecie diventano l’imprenditore e il dipendente. È vero dunque che il reddito minimo di cui si discute tanto in questi giorni in Italia non avrebbe un gran senso, perché le soglie minime di retribuzione sono già stabilite dai contratti collettivi. Ma che cosa succede se tali contratti vengono meno? La domanda non è solo ipotetica, ma realistica. I lavoratori dei settori dove i contratti sono stati disdettati si ritrovano d’improvviso privi di qualsiasi riferimento economico salariale. Non esistendo il reddito di cittadinanza, non essendo definito il reddito minimo di lavoro e scardinando i minimi tabellari stabiliti dalla contrattazione collettiva non esisteranno parametri alcuni su cui basare una contrattazione fra singolo lavoratore e singolo datore di lavoro. Oltretutto l’introduzione del jobs act rende sempre più debole,...

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LETTERA APERTA AL PREFETTO DI LATINA

Latina, 5 marzo 2015 Gentilissimo Prefetto Pierluigi Faloni, Prendo spunto da un articolo pubblicato su Latina Editoriale Oggi del 25 febbraio, giorno di prima pubblicazione della testata rinnovata, in cui Lei afferma: «La sicurezza appartiene a tutti noi e tutti insieme possiamo garantirla». In questo senso, Lei parla di sicurezza condivisa e integrata con i cittadini. Questo concetto mi trova perfettamente d’accordo. Da anni mi batto e mi spendo per divulgare la filosofia gandhiana che se vogliamo vivere in un mondo migliore dobbiamo cominciare da ognuno di noi e dall’impegno di ognuno di noi a cambiare il nostro piccolo vivere quotidiano. Le scrivo come cittadina di Latina, proprietaria di una casa in uno dei consorzi siti in via Valmontorio. Faccio parte del consorzio in questione, Astura, non solo come proprietaria di casa, ma anche come componente del consiglio di amministrazione. La storia dei consorzi – in totale ce ne sono undici – è lunga e complessa e proprio per questo merita particolare attenzione. I consorzi vengono definiti nelle delibere del Comune “nuclei abusivi”. Ed è vero: tali sono. Le case costruite sui nuclei abusivi però non sono più del tutto abusive. È la solita storia italiana: ‘sono abusivo, ma anche no’; o se preferiamo: ‘non sono abusivo, ma anche sì’. Durante tutte le sanatorie che si sono succedute negli anni, i proprietari hanno regolarizzato la loro situazione con le...

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HELG, IL VECCHIETTO CARDIOPATICO

Quando finiscono in carcere diventano tutti vecchi e malati. E Roberto Helg, colto con la mazzetta sulla scrivania e l’assegno in tasca, non ha fatto eccezione. Come riportato dal Corriere.it, Helg ha fatto richiedere dal suo avvocato gli arresti domiciliari. Ha una grave cardiopatia e la veneranda età di 78 anni. Tali condizioni lo rendono incompatibile con il carcere, ma non lo hanno reso finora incompatibile con tante belle poltrone su cui si sedeva. Helg, proveniente da una nota e affermata famiglia di commercianti, è presidente della Camera di Commercio di Palermo, presidente della Confcommercio Palermo e vice presidente della Gesap, la società che gestisce l’aeroporto di Palermo. È con questa carica che ha richiesto 100 mila euro alla pasticceria Palazzolo per il rinnovo della concessione all’interno della struttura intestata ai due veri paladini dell’antimafia, Falcone e Borsellino. Come è possibile che un quasi ottantenne si ritrovi in difficoltà economiche così gravi – come lui stesso ha dichiarato per mettere una pezza che è stata peggiore del buco – tali da richiedere una tangente? Che tenore di vita deve avere un vecchietto arzillo, seppur gravemente cardiopatico, per non riuscire a coprire le spese con ben tre incarichi retribuiti? Non si sa quali siano i compensi che riceveva per sedere sui vertici più alti di queste organizzazioni, ma un dato è certo: non lo si fa a titolo gratuito. E i...

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CLARABELLA, LA BLASFEMA

Se il dibattito coinvolge gli ambienti aulici e letterati, allora c’è qualcosa di molto serio su cui ragionare. Quando la notizia è cominciata ad apparire sui social network, sembrava fosse una delle panzane messe in rete dalle testate di satira. E invece no: la messa al bando di Peppa Pig, la simpaticissima maialina con fratellino e genitori della stessa razza, un cartone animato frutto della fantasia oltretutto proprio di un inglese, è una proposta niente affatto ironica avanzata dalla Oxford University Press. Per non toccare la suscettibilità di musulmani ed ebrei, la casa editrice anglosassone si è domandata seriamente se non fosse il caso di bandire nei suoi libri qualsiasi riferimento al maiale, animale che non può essere consumato (se non a certe condizioni di macellazione) dai credenti di queste due religioni. E così via dai libri qualsiasi immagine di salsiccia, cotoletta, costata, prosciutto e mortadella, ma via anche le storie della famigliola che incanta i bambini e di conseguenza allevia i genitori. Poi la precisazione della casa editrice riferita dai giornali italiani: il “suin-cartone” non è a rischio, perché la Oxford University ha dato un’indicazione e non una disposizione; oltretutto le vicende di Peppa Pig hanno un altro editore. Salvato il sorriso ai più piccini e la tranquillità ai genitori, c’è di che preoccuparsi se si è arrivati a mettere in discussione l’uso simpatico e fortemente coinvolgente degli...

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Da via Fani a Parigi, passando per Capaci

Chi ha vissuto gli anni del terrorismo in Italia non farà fatica a ricordare quel sottile senso di sgomento che ha trovato il suo apice nel sequestro e omicidio dell’onorevole Aldo Moro. La strage di via Fani e i successivi 55 giorni furono caratterizzati da sensazioni di smarrimento e incomprensioni. La reazione della folla fu decisa e immediata: è colpa delle brigate rosse; aspetto per altro vero e documentato dai volantini del gruppo armato. Ma la domanda che più serpeggiava nell’intimo di alcuni cittadini era: possibile che quanto sta accadendo sia riconducibile solo a un gruppo di persone o c’è qualcosa di più grande dietro? L’impressione durante il giorno del rapimento di Moro e il periodo che ne seguì era impercettibilmente forte: si stava dentro un tritacarne di cui non si conoscevano le dimensioni, né la vera forza, né chi girava la manovella. È la stessa sensazione che si sta vivendo in questi giorni, con un attacco terroristico che ha per teatro la Francia. Per quanto le sparatorie si siano verificate a Parigi, il rumore emotivo è arrivato diretto e con tutta la sua forza in tutti i Paesi, Italia in primis. Le motivazioni a caldo delle stragi in Francia sono quelle della libertà di stampa e quindi del rispetto, o mancato rispetto, di etnie e religioni diverse e relativa convivenza. Questi motivi che pure esistono sono troppo deboli...

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CORRUZIONE MAFIOSA DA ROMA A MILANO

A Roma sono state arrestate 22 persone con l’accusa di corruzione. È quanto avvenuto giovedì 8 gennaio 2015. La Guardia di Finanza ha spiegato subito che l’indagine non ha collegamento alcuno con quella di Mafia Capitale. La precisazione è la conferma – se mai ce ne fosse bisogno – che esistono due tipi di corruzione: una corruzione classica e una corruzione organizzata. E che quest’ultima è diventata la nuova espressione delle organizzazioni mafiose. Da quando il magistrato Giuseppe Pignatone ha scoperchiato il sistema criminale della corruzione organizzata, è stato un continuo dibattere se da un punto di vista legislativo oltre che fenomenologico i reati commessi da Carminati e dalla sua banda rientrassero nel 416 bis. Esperti e studiosi insegnano che esistono alcuni elementi imprescindibili che identificano un gruppo come mafioso e cioè: rituale associativo; controllo del territorio; essere identificati come detentori del potere; arricchimento in qualsiasi forma; compromessi, se necessari, con altre organizzazioni illegali; coperture o compromessi con la classe dirigente; utilizzo – se necessario – della violenza. Mentre è ormai noto il rituale di affiliazione a Cosa Nostra e ‘ndrangheta, addirittura se ne conosce la formula recitativa, non è noto se esiste un rituale di affiliazione all’associazione criminale di stampo corruttivo scoperta a Roma o ad altre associazioni con le stesse caratteristiche che operano a Milano o in altre città. Se si esclude il rituale iniziatico, l’associazione di...

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Mafia, Cantone: Corruzione è lo strumento della nuova mafia

Durante Trame 4, il festival dei libri sulle mafie, (giugno 2014) realizzai questo servizio. A quanto pare, non mi ero sbagliata. https://www.youtube.com/watch?v=jiwfs3FzWUo Ecco qual è il pensiero di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione riportata sull’agenzia di stampa La Presse. Roma, 4 dic. (LaPresse) – Se l’accusa del procuratore Pignatone dovesse essere confermata, si dimostrerebbe,, che “la corruzione ha in qualche modo snaturato la stessa fattispecie dell’associazione mafiosa, che si fonda appunto sulla intimidazione e sulla violenza”, perché “non solo certi politici, potremmo dire ai tempi della Prima Repubblica ma anche dopo, ma anche le nuove mafie utilizzano la corruzione per raggiungere i propri obiettivi, sostituendola allo strumento proprio dell’associazione mafiosa, l’intimidazione classica”. Questo il commento, in un’intervista su La Stampa, di Raffaele Cantone, Autorità nazionale dell’Anticorruzione. “Grazie al Procuratore Pignatone finalmente abbiamo scoperto che a Roma c’è una mafia autoctona, locale, pericolosa – aggiunge -. Che fa della corruzione la sua arma privilegiata. E che ha messo radici nei palazzi capitolini. ‘Mafia capitale’ è una metastasi che ha scavato a fondo nel corpo vivo di questa città, che ha lacerato il suo tessuto economico, politico e istituzionale”. Le novità che tale ‘innovazione’ ha “già prodotto” sono “molto importanti”: “Se quello che emerge dalle intercettazioni troverà conferme dibattimentali – sottolinea Cantone – ci troveremmo di fronte a un’organizzazione mafiosa che ha politici e funzionari pubblici a libro paga. Stipendiati a...

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Acqualatina, quando l’ente pubblico è assente la prepotenza dilaga

Quando l’ente pubblico è assente la prepotenza dilaga Lo stesso fenomeno si verifica anche a Castelvetrano. Nella profonda Sicilia lo chiamano “pizzo”. Così lo ha definito un agricoltore di quella zona ai microfoni di Radio1 Rai in una puntata di “Radio Anch’io”. L’acqua utilizzata per bagnare i campi non viene pagata da tutti. Alcuni coltivatori consorziati fra loro approfittano di altri e irrigano i loro terreni a spese altrui. Al Consorzio Astura, un piccolo sobborgo di Latina, succede la stessa cosa. Questa imposizione violenta e criminale è opera di alcuni abitanti ai danni di alcuni loro vicini, ma l’assenza della pubblica amministrazione gioca un ruolo importante. A favorire tali prepotenze, sia pure indirettamente e senza commettere reato, è Acqualatina che nei fatti subappalta la distribuzione e l’erogazione dell’acqua all’interno del Consorzio Astura ad un’amministrazione privata. Acqualatina non ha mai voluto rilevare (e quindi appropriarsi) dell’impianto di distribuzione dell’acqua potabile all’interno del Consorzio Astura come invece è avvenuto negli altri consorzi limitrofi che infatti hanno ceduto l’opera di urbanizzazione all’ente pubblico. Di conseguenza, Acqualatina tiene in considerazione solo il consumo dell’acqua che passa attraverso due contatori posti vicino ai cancelli di ingresso del Consorzio di case. Da lì l’acqua arriva in circa duecento abitazioni, passando per un impianto interno costruitoa spese di ogni singolo consorziato e a regola d’arte dalla stessa ditta realizzatrice del collettore esterno al Consorzio. Gli abusi...

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