Per non dimenticare

Per non dimenticare Aylan

Roma, 4 settembre 2015 – No; questo bambino non verrà lasciato in pace. Evitare di mostrarlo e di parlarne significa far scendere l’oblio su un orrore tanto grande. Dalla pubblicazione delle foto del corpicino esanime di Aylan annegato fra le onde con il fratellino e la mamma, il mondo ha iniziato a discutere se fosse giusto pubblicare quelle immagini così angoscianti. Se il risultato di questa discussione è stato quello di costringere i politici europei a non poter più fingere sul dramma degli immigrati, allora la pubblicazione della morte di questo bambino mostrato al mondo nel modo più straziante ha avuto un suo senso.  Quell’immagine non va rimossa, va mostrata e mostrata e mostrata, perché il mondo non deve dimenticare che cosa sta accadendo e che cosa l’avidità umana è in grado di generare. Quanto sono crude le immagini di deportazioni di massa e di genocidi di un passato non poi così lontano? Eppure ci si batte (giustamente) perché quei simboli vengano mostrati, ripresi, visitati, Ci si batte perché il parlarne e il mostrare i posti di massacri efferati non faccia scendere il velo su quei drammi umani. Aylan non deve essere dimenticato. Anzi. Aylan deve essere ricordato per sempre. Deve diventare l’emblema del dramma umano dei profughi. Deve diventare l’emblema di che cosa produce il cinismo di chi non vuole combatte i traffici di esseri umani, degli scafisti che (forse) praticano anche prezzi differenziati per i viaggi della morte. Perché non si indaga su di loro? Perché non si va a capire se esiste un tariffario differenziato in base alle terre promesse dai millantatori di speranze che sono solo venditori di morte? Qual è il flusso di denaro che dai migranti e finisce nelle tasche dei trafficanti e degli scafisti e dalle loro chissà in quali altre casse? È vero o non è vero che esiste una rete di protezione europea che garantisce libertà di azione ai trafficanti? È plausibile che – magari – per mille euro si prometta solo l’approdo nella più vicina costa europea, per 1.500 – per ipotesi – si venda l’arrivo fino a una metropoli e – sempre a fantasia – per 2.000 euro si venda il miraggio dell’approdo in una nazione avanzata ed economicamente in crescita?

E che dire del silenzio delle Istituzioni internazionali che dovrebbero essere in grado di fermare le armi senza altre armi? La loro voce dovrebbe essere scontata. E invece non è neanche sussurrata.

Se a questo silenzio assordante, su cui spicca l’invocazione del papà di Aylan e Galip “Che sia l’ultima volta”, se alla mancanza di avvio di indagini internazionali per sgominare delinquenti, mafiosi, corrotti e la rete internazionale che li protegge si aggiunge anche la rimozione delle immagini più crude come quella di Aylan sulla battigia vuol dire uccidere  Aylan due volte.

Elisabetta Tonni