BRAY: IO VORREI… CHE IL PAPA NON FOSSE L’UNICO POLITICO A DIFENDERE IL BENE COMUNE. IL SUCCESSO DEI RICERCATORI ITALIANI ALL’ESTERO? ALLORA I NOSTRI INSEGNANTI NON SONO COSÌ MALE…

Massimo Bray
Massimo Bray

Roma, 23 giugno 2015 – Papa Francesco è l’unico politico che oggi si batte per difendere il bene comune. Massimo Bray non usa mezzi termini. L’ex ministro dei Beni Culturali fa un esame dell’Italia politica. Dal palco di Trame5, il festival lametino dei libri sulle mafie, con il suo fare timido e riservato punta dritto l’indice contro le inefficienze della politica.

«Io vedo un’Italia spaccata a metà. Il 50% dei cittadini che non va a votare non è semplice astensionismo. Il popolo sta mandando un messaggio chiaro e forte: non si fida più. E non c’è da stupirsi che sia così. All’Italia manca una classe politica lungimirante, con una visione chiara del futuro del Paese. Invece ogni giorno si assiste solo alla ricerca della fama dell’immediato, la politica è quella del ‘giorno per giorno’. Ed è molto pericoloso. Non passa giorno in cui non ci sia una classe sociale contro la quale parlare male e che poi si ribella in vari modi. Se non teniamo conto di tutti questi messaggi, prima o poi qualcuno si stancherà davvero».

Sono tanti gli esempi a cui Bray, ora direttore editoriale dell’Istituto Treccani, fa richiamo per elencare la buona Italia, a partire dalla tanto vituperata scuola da riformare di cui oggi parlano i giornali.

«La vera riforma di cui ha bisogno la scuola è quella degli edifici fatiscenti. A me non sembra che questi insegnanti siano poi così incapaci come qualcuno vuol far sembrare. La prova inconfutabile arriva proprio dalla fuga dei cervelli dei nostri laureati all’estero. Basti ricordare che il 32% dei laureati del Centro di Ricerca in Francia parla italiano. Ma dove si sono formati questi giovani ricercatori? Tutti nelle scuole italiane. Questi insegnanti italiani, allora, non sono poi così male». Poi, leggendo lo scritto di Cicerone sulla corruzione, porta un esempio ancora più concreto. «Lo scandalo del Mose è costato circa due miliardi di tangenti, mentre lo stanziamento per la cultura ammonta a un miliardo e mezzo. Questo la dice lunga. Il primo arriva sempre dalla politica. Gli attuali politici parlano molto di cultura, ma non ci credono per niente. Manca loro la consapevolezza del valore della cultura; lo stesso avviene per il turismo».

Il tema lo appassiona e gli fa vincere la timidezza elencando, con un crescendo di “io vorrei” di pasoliniano rimando, tutto ciò di cui l’Italia avrebbe bisogno. «Io vorrei un paese profondamente diverso. Vorrei un paese che non sia solo cementificato. Vorrei un paese con una visione del futuro. Vorrei un paese che creda nel valore della conoscenza. Vorrei un paese di scuole belle anche negli edifici. Vorrei un paese che abbia biblioteche come quella Hertziana che si trova in Italia, ma è gestita dai tedeschi. Io vorrei dei politici che vivano il loro ruolo politico come fosse una missione e che si occupino del bene comune, mentre l’unico rimasto a occuparsene è Papa Francesco».

Elisabetta Tonni

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