BREXIT, RESTIAMO AMICI LO DICI A TUA SORELLA

Roma, 30 marzo 2017 – Per questa esortazione, all’indomani della Brexit, cioè dell’avvio della procedura per l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, è stato preso in prestito il titolo di una commedia scritta da Massimiliano Bruno in tempi non sospetti. Quando l’attore regista era agli esordi, scrisse e mise in scena un lavoro teatrale tanto esilarante quanto funzionale. Erano gli anni in cui al momento dello “sfidanzamento”, quando i due fidanzati si lasciavano, si era soliti dire “restiamo amici“. Non si è mai capito se fosse una formula ipocrita per dire “non me ne importa più nulla di te, ma non te lo posso dire chiaramente” o per una moda di quel tempo che forse dura ancora adesso con cui assumere una posizione formale comune a tutti. Insomma, così si usava dire e fare.

La Gran Bretagna non ha mai avuto voglia di entrare in una comunità. Non era e non è difficile capirlo. Le piccole cose parlano molto più dei trattati. Le prese elettriche continuano ad avere la loro forma particolare non compatibile con quelle degli altri paesi senza ricorrere a un adattatore; continuano a utilizzare molti autobus caratteristici rossi a due piani accanto a quelli più moderni; la guida continua a essere a destra e non ci pensano proprio a cambiare. Si potrebbe andare avanti con tantissimi altri esempi. Non si tratta di colore, come spesso si è pensati a credere. Produrre un oggetto con una presa di corrente differente da quella utilizzata in altri mercati, significa avere uno spicchio di mercato particolare che influisce comunque sui costi di produzione. Prendiamo oggetti di uso comune, per esempio elettrodomestici sia piccoli per la cura personale, sia grandi per i lavori domestici fabbricati da una nota marca tedesca. Oppure, prendiamo anche l’esempio delle automobili. Nonostante queste produzioni abbiano un mercato internazionale, i dirigenti di queste società, grandi realtà produttive internazionali, non esitano a inserire varianti di produzione nelle loro catene di montaggio pur di soddisfare l’incapacità di adattamento dei consumatori inglesi. La prova più evidente sono i black cab, i famosi taxi neri che turisti e cittadini continuano a preferire alle vetture (sempre taxi) di stampo europeo. Anche le cabine telefoniche sono un esempio altrettanto calzante: sono rimaste un simbolo della città nonostante i cellulari, gli smart phone e i dispositivi più all’avanguardia.

Dice bene Vittorio Sabadin nel suo articolo sulla Stampa: con gli inglesi non ci siamo mai capiti. Eppure finora hanno saputo imporre molte delle loro regole al mondo, a cominciare dall’uso della lingua inglese, e non si sono mai lasciati condizionare dagli altri a costo di rimanere isolati. Hanno sempre fatto della loro diversità e delle loro convinzioni un punto di forza, destando la curiosità e l’attenzione del mondo intero. Proprio come avveniva nelle coppie che si lasciavano, il soggetto che mostra maggiore sicurezza è quello che faceva scaturire la classica frase “restiamo amici“. Ma perché restare amici? Restiamo amici lo dici a tua sorella. Se due soggetti non hanno più nulla in comune, e forse non lo hanno neanche mai avuto, che senso ha restare amici? La Brexit, l’uscita dall’Unione europea, arrecherà veramente dei danni? A quale livello? Si parla per esempio di un possibile dazio da versare per entrare nel Regno Unito anche come turisti. E se i paesi membri dell’Europa facessero altrettanto con i turisti inglesi? E se si smettesse di fabbricare prodotti con le varianti per il mercato inglese? Chi ne pagherà le conseguenze: gli inglesi o gli europei? Non lo sa nessuno e finora si discute sulla base di proiezioni frutto di studi matematici ed economici. Come per i sondaggi alle elezioni, non è detto che siano infallibili, soprattutto perché le regole matematiche che non conoscono eccezioni, non possono calcolare con estrema precisione la variabile umana. Come scrisse Oriana Fallaci “Non si può amare in eterno chi non ci ama”.

Elisabetta Tonni