BUROCRAZIA DISTRATTA E LA TRUFFA È SERVITA

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(Latina, 26 marzo 2015) – Ecco come nasce una truffa, una delle tante possibili, favorita da una amministrazione pubblica superficiale e disattenta. Lo spunto arriva dall’amministrazione comunale di Latina. Secondo una verifica effettuata incrociando i dati fra la Conservatoria e l’ufficio del Registro del capoluogo pontino, è emersa una situazione anomala: molti immobili entrati a far parte della proprietà del patrimonio cittadino per effetto degli espropri sono stati trascritti solo in uno dei due elenchi ufficiali a tenere conto del passaggio di proprietà. L’elenco alla Conservatoria non sarebbe stato aggiornato. La mancata registrazione si sarebbe verificata soprattutto negli anni Ottanta. Quindi, i beni espropriati per essere destinati a opere pubbliche o edilizia popolare, cioè che fanno parte del patrimonio di tutti i cittadini, non risultano di proprietà del Comune, ma sarebbero ancora intestati ai vecchi proprietari.

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Secondo quanto riferito anche dai giornali ecco che cosa sarebbe successo. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Novanta, il Comune è entrato in possesso, per vari motivi, di alcuni terreni e costruzioni. I proprietari, cioè le persone a cui veniva imposta la cessione del bene, sono state ricompensate economicamente. Nei casi in cui il proprietario non era rintracciabile, la ricompensa economica era stata versata sulla cassa Depositi e Prestiti. Ciò vuol dire, in buona sostanza, che quel proprietario può presentarsi in qualsiasi momento e riscuotere il corrispettivo economico dell’immobile espropriato dal Comune.

I passaggi di proprietà debbono essere tracciati sia all’ufficio del Registro, sia alla Conservatoria. Quest’ultimo passaggio, la Conservatoria, è importantissimo, perché è l’ufficio che assicura la pubblicità di tutti gli atti riguardanti la proprietà immobiliare e quindi è proprio questo elenco che determina la proprietà ultima di un immobile. Aver mancato questa trascrizione mette in condizione il proprietario espropriato di poter vendere nuovamente il bene immobile che però non è più suo per effetto dell’esproprio e per il quale aveva già ricevuto il corrispettivo in denaro. Si tratta della condizione ideale per mettere in atto una truffa bella e buona ai danni dei cittadini tutti e dell’ignaro acquirente. Ma perché, quando il bene espropriato veniva iscritto nell’Ufficio del Registro, soprattutto in quegli anni, non è stato contestualmente iscritto anche al registro della Conservatoria? A ben pensare si può ipotizzare una disattenzione commessa dalla pubblica amministrazione di allora. D’altra parte, come si potrebbe provare una cattiva fede su un errore così grave anche se crea le premesse favorevoli a una truffa? È evidente che si tratti di sciatteria burocratica. Anche perché a pensar male si fa peccato.

Elisabetta Tonni

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