Caro Jack Folla, Nel chiuso della tua cella, sai certamente che il Covid sta mettendo a soqquadro tutto il sistema che avevamo creato. Oddio, non è che ci volesse molto a scardinarlo, tanto era precario l’equilibrio. Però un aspetto mi ha lasciato sconvolta. E’ ancora una volta il modo in cui ci si esprime in un’era in cui da decenni tutto è comunicazione. Per ridurre il rischio contagio uno degli aspetti sotto osservazione è il trasporto pubblico, che a Roma (ma tu da quanti anni sei recluso e sei lontano dalla Capitale?) ha sempre fatto acqua: pochissimi autobus e tantissimi passeggeri. Non parlo di questi ultimi mesi, no. La situazione del trasporto pubblico a Roma è sempre stata fuori controllo. Tutti i sindaci quando si candidano promettono di voler ridurre l’uso dell’automobile troppo inquinante, ma allo stato dei fatti non esiste una alternativa. Te lo garantisco io che l’automobile privata non ce l’ho e sono costretta a spostarmi – orgogliosamente – ogni giorno con i mezzi. Scene da panico: gente ammassata, ma anche spesso appiccicata solo alle porte di entrata-uscita; persone che non intendono rispettare la regole basilari che una porta sia quella di entrata e un’altra quella di uscita. Che poi dico, quando vai a Londra, non ti viene proprio in mente di infrangere quella regola e, mai e poi mai, saliresti su un autobus dalla porta sbagliata. Qui invece no. Sembra che sia quasi una sfida. Sai quante volte ho visto la fila di gente in attesa di salire dalla porta di uscita e quella di entrata restare vuota? E sai quante volte ho assistito a scene in cui chi è sopra l’autobus cerca di fare barriera per evitare la salita degli altri? Ma se questo può sembrare solo un aspetto di colore dell’era pre-covid, ora che dobbiamo mantenere il distanziamento l’aspetto diventa ‘vitale’. Gli autobus devono circolare con una capienza fino all’80 per cento. Chi resta fuori che cosa fa, se non c’è un altro mezzo della stessa linea pronto a passare subito dopo? Ma alle tante interviste, sai qual è stata la vox populi? “Bisogna ridurre la capienza sull’autobus”. Nessuno che abbia detto: “Bisogna aumentare il numero delle corse”. Ti mostro un unico piano sequenza di tre minuti e mezzo che ho girato sei anni fa alla stazione Termini. E’ un piccolo riscontro del detto che ogni paese ha la classe dirigente che si merita.

La tua amica