Catalogna, la più bella e brutta pagina della storia presente

In Catalogna, la gente rivendica la volontà popolare di indipendenza. Scontri e chiusura anticipata dei seggi hanno creato l’ossimoro della democrazia. In un giorno il tempo è tornato indietro alle battaglie dell’Ottocento.

di Elisabetta Tonni

Roma, 2 ottobre 2017 – Il voto referendario del primo ottobre in Catalogna per l’indipendenza dalla Spagna è stata la più bella e brutta pagina della storia dei nostri giorni. Nel leggere le cronache di quanto avvenuto sembrava di sfogliare le pagine dei libri di storia dell’Ottocento. Due secoli fa i cittadini diedero la loro vita per richiedere nei vari Stati prima lo Statuto (future Carte Costituzionali) e poi per lottare, per esempio in Italia, contro lo straniero e arrivare infine all’Unità.

Ieri a Barcellona è avvenuto l’opposto. Le ribellioni sono scaturite dal desiderio di poter dire di non voler essere uno stato unitario. La Catalogna rivendica una sua identità, indipendente dalla Spagna. A prescindere dalle analisi politiche su quale sia la situazione migliore fra indipendenza o unione della Spagna, il punto è che a una parte di popolo è stata ostacolata la possibilità di esprimersi e che questo contrasto è sfociato nella violenza.

Eppure le democrazie moderne sono il frutto delle lotte di piazza e delle guerre sui fronti di battaglia affrontate per conquistare i diritti che sovrani e i governanti non intendevano concedere ai loro cittadini. Non ascoltare, sottovalutare o addirittura ostacolare una volontà del popolo e la possibilità di esprimerla vuol dire non aver capito nulla della storia. E forse non farebbe male rispolverare qualche buon testo e mettere da parte troppe tracotanze e troppe certezze.