CORRUZIONE A LATINA: LOLLO, IL GIUDICE INTERESSATO ALLA COMPLICITÀ DELLA MOGLIE

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La chiave di tutto sta in poche frasi pronunciate da Antonio Lollo. Il giudice della sezione fallimentare del tribunale di Latina, 48 anni, arrestato il 20 marzo con l’accusa di corruzione e concussione, in un’intercettazione telefonica dice al suo interlocutore: «Pensi che se io avessi potuto, mi andavo a comprare gli orologi? Prima mi ero già comprato una casa; due non lo posso fare. A chi ca… le intesto; in qualche maniera ‘sti soldi li devo riciclà: come ca… faccio sennò?» Eccole le vere preoccupazioni dei corrotti. Riciclare i soldi; rendere puliti i proventi illeciti per rendersi presentabili e illibati. È la stessa preoccupazione che hanno i mafiosi. Ed ecco che cosa dice ancora Lollo: «A me frega solo dei soldi; che ca… me ne frega a me del resto. E mia moglie è dentro la partita. Non mi sento affatto sporco». Questo è un piccolo esempio di una parte di Italia. Il giudice si sente giudicato solo dalla moglie: se ha la sua approvazione, allora non è sporco. Il giudice è la persona preposta a pesare le situazioni degli altri, a decidere chi ha torto e chi ha ragione, a emettere una sentenza. Il giudice è colui che ha in mano la sorte degli imprenditori, dei debitori e dei creditori. Il giudice è la persona che più di ogni altra persona deve assumere un atteggiamento e un comportamento che abbia in perfetto equilibrio la sensibilità e la ragione. Il giudice che si rivela corrotto è una delle offese peggiori che una società possa subire.
Il concetto che Antonio Lollo faccia riferimento solo alla moglie che essendo a suo dire “dentro la partita” non lo fa sentire sporco è ancora più ripugnante della stessa corruzione. Quando le forze dell’ordine si sono presentate in Tribunale, il giudice Lollo non c’era, perché era in udienza. Chissà che cosa avranno provato nell’apprendere la notizia quelle persone che poco prima erano comparse davanti a lui a illustrare le loro situazioni e chiedere il suo giudizio. L’Italia intera dovrebbe rivoltarsi nell’apprendere che i pensieri del giudice non erano quelli di capire l’effettiva parte di ragione o di torto a chi si rivolgeva a lui. Lo preoccupavano il fatto di poter decidere sulle cause più remunerative, quelle dove avrebbe avuto il maggior margine di guadagno; lo preoccupavano che i suoi colleghi facessero come diceva lui senza discutere e quelli che invece rappresentavano odiosi ostacoli; il modo per ripulire il denaro e si preoccupava che la moglie fosse dalla sua parte. E certo che c’era! Stando a quanto emerso finora dalla sua parte c’era anche la suocera. E forse chissà chi altro ancora.

Elisabetta T

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