CORRUZIONE MAFIOSA DA ROMA A MILANO

A Roma sono state arrestate 22 persone con l’accusa di corruzione. È quanto avvenuto giovedì 8 gennaio 2015. La Guardia di Finanza ha spiegato subito che l’indagine non ha collegamento alcuno con quella di Mafia Capitale. La precisazione è la conferma – se mai ce ne fosse bisogno – che esistono due tipi di corruzione: una corruzione classica e una corruzione organizzata. E che quest’ultima è diventata la nuova espressione delle organizzazioni mafiose.

Da quando il magistrato Giuseppe Pignatone ha scoperchiato il sistema criminale della corruzione organizzata, è stato un continuo dibattere se da un punto di vista legislativo oltre che fenomenologico i reati commessi da Carminati e dalla sua banda rientrassero nel 416 bis.

Esperti e studiosi insegnano che esistono alcuni elementi imprescindibili che identificano un gruppo come mafioso e cioè: rituale associativo; controllo del territorio; essere identificati come detentori del potere; arricchimento in qualsiasi forma; compromessi, se necessari, con altre organizzazioni illegali; coperture o compromessi con la classe dirigente; utilizzo – se necessario – della violenza.

Mentre è ormai noto il rituale di affiliazione a Cosa Nostra e ‘ndrangheta, addirittura se ne conosce la formula recitativa, non è noto se esiste un rituale di affiliazione all’associazione criminale di stampo corruttivo scoperta a Roma o ad altre associazioni con le stesse caratteristiche che operano a Milano o in altre città. Se si esclude il rituale iniziatico, l’associazione di Carminati possiede tutti gli elementi presenti nelle associazioni mafiose. La banda riusciva benissimo a controllare il territorio soprattutto se per territorio si intendono le strutture pubbliche dalle quali transitano i denari pubblici. Sicuramente Carminati era riconosciuto come uomo di potere, tanto da far alzare dalle poltrone alcuni funzionari molto più rapidamente di quanto (si può immaginare maliziosamente) non riuscissero a fare molti loro capi non aderenti al sistema. L’arricchimento del sistema Carminati è alla base della stessa associazione che, pur senza disdegnare il commercio della droga, aveva come core-business l’accaparramento di quanto più denaro pubblico possibile ci fosse in giro. Gli altri aspetti vanno da sé: non esiste corruzione senza compromessi e coperture e anche sul ricorso alla violenza, questa non era molto plateale o spregiudicata al punto da scatenare guerre fra bande, ma neanche è stata del tutto assente nella Capitale.

Il presidente della nuova authority, Raffaele Cantone, è stato fra i primi a riconoscere nel sistema Carminati la nuova modalità di espressione mafiosa. In un’intervista al quotidiano La Stampa pubblicata il 4 dicembre ha affermato: “Le nuove mafie utilizzano la corruzione per raggiungere i propri obiettivi, sostituendola allo strumento proprio dell’associazione mafiosa, l’intimidazione classica. Grazie al procuratore Pignatone finalmente abbiamo scoperto che a Roma c’è una mafia autoctona, locale, pericolosa, che fa della corruzione la sua arma privilegiata. Se quello che emerge dalle intercettazioni troverà conferme dibattimentali ci troveremmo di fronte a un’organizzazione mafiosa che ha politici e funzionari pubblici a libro paga. Stipendiati a prescindere

dalla prestazione che garantiscono all’organizzazione. Nel sistema Carminati, a libro paga ci sono diverse persone, sia funzionari che politici, che sono pagati a prescindere da compimento di atti specifici”. Anche il magistrato Alfonso Sabella, il nuovo assessore alla Legalità al Comune di Roma, riconosce l’applicabilità a Carminati del 41 bis, il carcere duro riservato ai mafiosi. E anche lui, il 23 dicembre in un’intervista all’Ansa, spiegava: “È una mafia diversa da quella conosciuta a Palermo, ma altrettanto pericolosa. Non tanto per l’allarme che crea per l’ordine pubblico, almeno per il momento, ma per il livello di infiltrazione nella pubblica amministrazione”. Nonostante le dichiarazioni di Sabella, giova ricordare che alcuni morti ammazzati negli ultimi anni a Roma sembrerebbero aver avuto a che fare con il grande circo di Mafia Capitale.

La nuova modalità espressiva della mafia moderna non deve però far pensare che tutta la corruzione sia relegata a un sistema mafioso. Gli arresti dell’8 gennaio sembrano avere la connotazione “pura” della corruzione, dove esiste una contropartita esatta fra denaro elargito e prestazione ricevuta fuori dall’ordinaria amministrazione.

Se il sistema Carminati è la mafia autoctona di Roma o se è il nuovo fenomeno con cui le mafie si esprimono si potrà capirlo solo in presenza di altre corruzioni organizzate di cui, peraltro, alcuni magistrati già riferiscono. E chissà che l’Expo che ha destato tanti appetiti per il suo allestimento non continui a essere un nuovo punto di osservazione anche nel 2016, quando, alla fine della Fiera, ci sarà da gestire la partita dei padiglioni dismessi da destinare ad altro uso.

Elisabetta Tonni
(Roma, 09 gennaio 2015)

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