GDF, IL LABIRINTO ROMANO DELLE CORRUZIONI FRA POLITICI E FACCENDIERI

Roma, 4 luglio 2016 – Altro che Mafia Capitale. Quello che sta emergendo a Roma è un impianto fognario corruttivo delle peggiori specie: fiumi di denaro che scorrono nelle cloache dei fondi neri, corruzione, fatture false, riciclaggio. A Roma c’è la feccia della feccia vestita con l’abito della festa.

L’ultima operazione, in ordine cronologico, della Guardia di Finanza ha messo sotto sequestro un valore da 1,2 milioni di euro in immobili, conti correnti e quote societarie a carico di altrettanti soggetti gravemente indiziati dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita. L’operazione si chiama Labirinto. E questo lascia immaginare quale fosse il reticolo dove far transitare il denaro. Nel mirino della Guardia di Finanza sono finiti in totale una cinquantina di persone di cui 24 arrestati: dodici sono finiti in carcere per custodia cautelare, gli altri dodici sono agli arresti domiciliari sempre per evitare fuga, reiterazione o inquinamento delle prove.

A darne notizia è la stessa Guardia di Finanza che nel comunicato stampa precisa: “Le ordinanze, emesse dal GIP del Tribunale di Roma, si inquadrano nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina. Le investigazioni degli specialisti del Nucleo Valutario traggono origine dall’approfondimento di svariate segnalazioni per operazioni sospette nei confronti di un consulente tributario romano e di un labirinto di società a lui riferibili che movimentavano grandi somme di denaro tra i conti correnti personali ed aziendali. Le indagini valutarie prima e penali poi hanno permesso di ricostruire l’operatività di una ramificata struttura imprenditoriale illecita che negli anni oggetto d’indagine hanno movimentato oltre dieci milioni di euro giustificati da fatture false a scopo di evasione e per costituire riserve occulte da destinare a finalità illecite, attraverso una galassia di società cartiere (costituite e gestite con il concorso di numerosi indagati). Per “ammorbidire” eventuali controlli fiscali e agevolare le pratiche di rimborso delle imposte, il consulente si avvaleva anche di due dipendenti infedeli dell’Agenzia delle Entrate di Roma, arrestati nel corso delle operazioni odierne, smascherati in collaborazione con gli organi ispettivi interni dell’Agenzia delle Entrate”.

Ancora una volta, la testa è in Calabria. Con l’aiuto delle notizie che circolano sulle testate web più accreditate si viene a sapere che i personaggi chiave di questa vicenda sono: Raffaele Pizza, cioè il fratello di Giuseppe Pizza (anch’esso coinvolto) ex sottosegretario all’Istruzione del Governo Berlusconi, e il politico di Area Popolare, Antonio Marotta, indagato per traffico di influenze illecite e ricettazione (lui però sostiene di essere vittima di un equivoco). Su Raffaele Pizza, il comunicato stampa della Guardia di Finanza lo descrive così: “faccendiere capitolino, originario della Calabria, attivo nel settore delle pubbliche relazioni che, forte di “entrature” politiche e grazie a salde, antiche relazioni con personalità di vertice di enti e società pubbliche, costituiva lo snodo tra il mondo imprenditoriale e quello degli enti pubblici, svolgendo un’incessante e prezzolata opera di “intermediazione” nell’interesse personale e di imprenditori senza scrupoli interessati ad aggiudicarsi gare pubbliche. Il faccendiere, sfruttando i legami stabili con la “politica”, si adoperava anche per favorire la nomina, ai vertici di enti e di società pubbliche, di persone a lui vicine, così acquisendo ragioni di credito nei confronti di queste che, riconoscenti, risultavano permeabili alle sue richieste. Il faccendiere utilizzava uno studio sito accanto al Parlamento, in una nota via del centro, per ricevere danaro di illecita provenienza, occultarlo e smistarlo, avvalendosi in un caso anche della collaborazione di un parlamentare in carica di professione avvocato – attualmente indagato – che lo ha attivamente coadiuvato nelle attività di illecita intermediazione”.

Quel che è peggio in tutta questa vicenda è che questa potrebbe essere solo la punta di un iceberg, come spesso accade. A fronte di questa operazione, quante altre riescono a evitare l’intercettazione delle forze dell’ordine? Non si tratta di una domanda retorica, perché la corruzione è sotto gli occhi di tutti, basta dare un’occhiata a tutto ciò che non funziona in Italia. Un altro metro di misura è dato proprio dai comunicati stampa della Guardia di Finanza: non passa giorno lavorativo che non ne vengano emessi più di uno. Di questi, rari sono i comunicati di “servizio” come per esempio una notizia riguardante la banda o l’inaugurazione di una caserma o simili. Insomma, nel 90 per cento dei casi, si tratta di operazioni con cui vengono sgominati bande dedite al mercato del falso, del riciclaggio, delle truffe, sequestro di sostanze tossiche: operazioni di polizia tributaria. E anche in merito all’operazione Labirinto, il comunicato annuncia che “Nei confronti degli oltre cinquanta tra arrestati e indagati, organici al sodalizio criminale, sono ancora in corso le perquisizioni finalizzate all’acquisizione di ulteriori elementi utili al prosieguo delle indagini che stanno interessando oltre cento obiettivi tra la Capitale, il Lazio, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Toscana, le Marche, l’Umbria e la Campania.

Elisabetta Tonni

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