GDF, LE MELE MARCE DELL’ORTOLANO EGIZIANO SHALABY SONO GLI IMMIGRATI CLANDESTINI

Roma, 12 aprile 2017 – Nel giorno in cui la Camera dei Deputati approva il decreto Minniti sull’immigrazione, la Guardia di Finanza cerca di contrastare a monte gli arrivi irregolari frutto di traffici illeciti. Ha fermato per custodia cautelare un egiziano, Reda Shalaby, che dietro l’attività apparente di ortolano gestiva una rete di immigrazione clandestina con collegamenti sospetti con la terra di origine.

Secondo le indagini della GdF, Shalaby assumeva connazionali egiziani per farli lavorare nei tanti negozi di frutta e verdura che gestiva, ma dietro queste opere di bene apparenti, avrebbe celato un sistema per il traffico di esseri umani.

Gli arrivi di clandestini in Italia sono aumentati notevolmente. I dati Frontex parlano di un 30% in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Nei primi tre mesi dell’anno sono sbarcati sulle coste italiane 24.250 persone.

Le attività di investigazioni della Guardia di Finanza, per l’operazione “Mele Marce” sono sono partite dalla Procura Distrettuale Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Roma e sono state condotte dagli specialisti della Sezione Investigativa Finanziamento al Terrorismo del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale.

Stando alle indagini, Shalaby era in grado di fornire alloggio e assistenza agli immigrati, per lo più egiziani e irregolari, e soprattutto era in grado di fornire documenti necessari al rilascio dei permessi di soggiorno. Peccato che i negozi di frutta e verdura di cui Shalaby risultava titolare o rappresentante non risultano operativi. Inoltre, su alcuni block notes sequestrati durante la perquisizione, sono stati rilevati alcuni appunti scritti a mano, contenenti nomi e conteggi che potrebbero indicare il pagamento della documentazione (falsa) da presentare per ottenere la permanenza sul territorio italiano di persone che non ne avrebbero avuto titolo.

A inguaiare maggiormente Shalaby sarebbe stato il lavoro svolto dal secondo reparto del Comando generale della GdF, dove risulta che “nell’aprile dello scorso anno, lo SHALABY ha effettuato, in circa 24 ore, un viaggio da Roma con scalo ad Istanbul e tappa a Il Cairo, con rientro a Milano, il quale sarebbe stato acquistato lasciando come recapito un’utenza intestata ad un cittadino pakistano, il cui fratello è attualmente recluso – in Italia – per associazione con finalità di terrorismo. Nelle indagini all’epoca condotte dalla Procura della Repubblica di Cagliari emergeva come quest’ultimo, residente a Roma, raccogliesse fondi per finanziare le attività terroristiche e gestisse, tra l’altro, un’agenzia di viaggi sita a Roma (in via di San Vito, quartiere Esquilino); inoltre, era lui a coordinare – a livello nazionale – le “collette”, spedite con voli diretti alle famiglie dei martiri e agli organizzatori dell’azione armata“.

Shalaby risulta già noto alle forze di polizia per non aver rispettato alcune leggi italiane, soprattutto quelle relative all’immigrazione clandestina. Assieme all’egiziano Shalaby, sono stati segnalati all’autorità giudiziaria altre 24 persone che hanno utilizzato la documentazione falsa necessaria a mettere assieme i “Kit postali” indirizzati all’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma per ottenere – illegittimamente – il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

Elisabetta Tonni