GdF, operazione Paper Castle, ma il castello non è di carta

La Guardia di Finanza di Genova sequestra un castello e chiama l’operazione Paper Castle, ma il castello è tutt’altro che di carta. E’ il frutto di una truffa ai danni dell’Unione europea dal valore di quasi un milione e mezzo di euro ed evasione fiscale da due milioni di euro.

di Elisabetta Tonni

Roma, 16 febbraio 2018 – La truffa era stata articolata in maniera molto dettagliata e per essere messa in atto una coppia di coniugi si è avvalsa di alcuni complici in Francia, Romania e Regno Unito. Moglie e marito avevano utilizzato i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea ai quali avevano avuto accesso con un progetto di ricerca e innovazione per la costruzione di due prototipi di imbarcazione pronti a entrare in funzione in caso di emergenza dovuta a incidenti ambientali.

A seguito di un controllo sul posto, eseguito in Italia dall’OLAF unitamente ai militari della Guardia di Finanza di Chiavari, non sono stati rinvenuti hovercraft perfettamente funzionanti, ma soltanto parti di uno scafo in vetroresina, un motore e vari componenti disassemblati.

Con una parte dei soldi dell’Unione europea, la coppia di coniugi aveva estinto un’ipoteca su un castello intestato a una società che però è risultata fondata dalla stessa coppia che aveva poi passato le quote a una società con sede negli Stati Uniti, ma sempre riconducibile ai due titolari originari. Il castello è stato sequestrato dalla Procura di Genova.

La Guardia di Finanza ha smascherato il sistema articolato della frode basato soprattutto su false dichiarazioni da parte della società appartenente ai due italiani che nella realtà è risultata priva dei requisiti economici e strutturali. Per mettere in atto la truffa, marito e moglie si sono avvalsi di alcuni prestanome che risultavano essere debitori con emissione di fatture per falsi acquisti di carburante e altri rimborsi fittizi che veniva invece saldate con soldi veri, quelli provenienti appunto dai fondi europei.

Per ricostruire l’intero giro di fatturazione la Guardia di Finanza ha esaminato oltre 12mila transazioni finanziarie scoprendo anche quasi 2 milioni di euro di base imponibile sottratta a tassazione. Infatti, sulla base delle informazioni direttamente acquisite e di quelle fornite dall’OLAF, la Guardia di Finanza ha sottoposto a verifica fiscale le varie società riconducibili ai due coniugi-imprenditori. Tra queste, anche una società di diritto inglese, che era stata fittiziamente localizzata all’estero per beneficiare di un regime fiscale più vantaggioso di quello nazionale.

Gli indagati rischiano fino a trent’anni di reclusione; ora dovranno rispondere di malversazione e truffa ai danni dell’UE, falso in bilancio, bancarotta fraudolenta e dichiarazione fraudolenta. Nei prossimi giorni la Guardia di Finanza invierà una segnalazione alla Corte dei Conti, al fine di quantificare il valore del danno erariale.