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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Roma, 10 settembre 2015 – C’era una volta un parchetto… Questo parchetto all’interno del centro storico di Roma era stato riqualificato dieci anni fa dall’allora sindaco Veltroni. Tutti i bambini erano contenti (i genitori pure) e giocavano apprendendo la storia sin dai primi anni di vita anche lasciandosi scorrere sullo scivolo o lanciandosi vero il cielo seduti su un seggiolino oscillante come un pendolo. Il parchetto era una piccola macchiolina verde piacevole da guardare: una gemma protetta dai ruderi dell’antica Roma, resti delle residenze degli imperatori più importanti della storia. Ogni tanto gli amministratori della città Eterna si dimenticavano del parchetto: erano troppo indaffarati a studiare le pratiche di molti appalti; erano troppo occupati nella gestione degli immigrati; erano concentrati a studiare le centrali di acquisto nella Sanità; erano troppo attenti a discutere assunzioni di dirigenti presso il trasporto pubblico e presso la municipalizzata per la gestione dell’immondizia. Così, spesso, il povero parchetto ricco del vociare gioioso dei bimbi sembrava addormentarsi in attesa della manutenzione successiva che consentiva ai gridolini dei piccolini di destarlo.

Il parchetto si chiama parco della Pace, ma del parco non è rimasto praticamente più nulla; è rimasta solo la pace ma non quella salutare fatta anche dai bisticci educativi dei bambini; la Pace rimasta è quella triste e brutta della noncuranza.

Tutto è cominciato con i lavori della metropolitana C, la metropolitana più costosa d’Europa, che hanno imposto proprio in quella zona verde di chiudere gran parte del parco per trivellare. Ora che si chieda un sacrificio ai cittadini per la realizzazione di opere pubbliche è anche comprensibile, sempre che le opere vengano realizzate e che quindi il sacrificio si traduca in breve in un arricchimento. Invece, le cronache ci hanno raccontato fin troppo bene la storia vergognosa di ruberie che hanno costellato i lavori della nuova linea metropolitana. Le barriere di isolamento dell’area dei lavori sono state messe nel 2012, ma non si sa se, e come, e quanto il cantiere è stato operativo. Il risultato è stato quello di chiudere con molto anticipo l’area giochi. In un attimo i giochi dei bambini sono invece stati cancellati con noncuranza. Del futuro delle nuove generazione che parte dalla buona educazione dei giochi salutari dell’infanzia non è importato nulla a nessuno. Per fortuna ci sono cittadini che credono ancora nel potere delle proteste. Alcuni residenti si sono attivati e sono riusciti a far ripristinare i giochi in una piccola parte del parco, ma qui viene il bello… o forse sarebbe meglio dire il brutto, perché il degrado ha finito per conquistare sempre più spazio, mangiando la piccola parte di verde dove si concentravano i bimbi. E di quell’area dove trascorrere qualche momento di spensieratezza è rimasto ben poco.

Il parchetto abbandonato è diventato la casa di molti senzatetto che utilizzano i cespugli come servizi igienici, il ponticello di legno degli scivoli come dormitorio protetto dai cartoni e il resto del giardino come mensa a cielo aperto. E poiché degrado chiama degrado, è un proliferare di rifiuti abbandonati qua e là. Nonostante diverse sollecitazioni, quel parchetto è caduto nel dimenticatoio, nessuno si è più interessato alla sua manutenzione e così è divenuto uno scempio anche agli occhi dei bambini. Il messaggio che giunge loro è che l’abbandono ha il sopravvento sulla cura, cioè che il negativo vince sul positivo. Ai bambini che ogni giorno chiedono ai loro genitori di andare al parchetto dove ci sono gli scivoli altro non si può rispondere che non è più possibile, perché dove c’erano scivoli e altalene ora c’è solo immondizia.

 

Altra storia è per il parco di villa Celimontana dove è stata chiusa la pista ciclabile nell’area giochi per ristrutturazione, ma la ristrutturazione dopo più di un anno non è ancora avvenuta e non si sa quando e se mai avverrà. Stiamo parlando di un altro punto verde all’interno di Roma Capitale che tanto si sta prodigando per offrire ai pellegrini e ai turisti una città gradevole da visitare soprattutto in vista del Giubileo.

Mentre partono i lavori per la sostituzione dei sampietrini delle vie adiacenti alla stazione Termini, non ci sono evidenze sulla cura dei parchi che pure rappresentano i punti di riposo per un cittadino, turista o pellegrino che sia.

Quando lo Stato (centrale o territoriale che sia) è assente, la reazione del privato scatta spontanea. E così anche se non è un comportamento lecito, le persone che si stancano cercano di riappropriarsi degli spazi con i fatti: le transenne sono state abbattute ed è stato ripristinato l’accesso alla pista ormai però ridotta in condizioni vergognose di abbandono con un evidente incremento della pericolosità.

La domanda è: poiché la pista era funzionante, anche se non era la migliore del mondo ma era funzionante, aveva senso chiuderla per lasciarla così? Se non c’erano fondi a disposizione per riqualificarla non valeva la pena continuare a manutenerla così com’era e chiuderla solo quando effettivamente si sarebbero potuti avviare i lavori di ristrutturazione?

Ancora una volta per mala gestione sono stati soprattutto i bambini (ma non solo loro) a pagarne le conseguenze e in una zona che era un vanto per il centro di Roma ci ritroviamo che Colle Oppio è in stato di degrado, il parco della Pace è diventato una discarica a cielo aperto, villa Celimontana con area giochi è parzialmente chiusa. Non è certo un bel biglietto da visita per la città più bella del mondo.

Romana Cittadina