GOMORRA, L’IMPORTANZA DI CONOSCERE LE MAFIE CON I FILM

Roma, 10 maggio 2016 – Mentre l’antimafia del sociale, soprattutto siciliana, accusa colpi e perde pezzi, c’è un altro modo per contrastare la mafia che non sembra affatto entrare in crisi. È la narrazione delle dinamiche della criminalità organizzata per il tramite dei film cinematografici e televisivi.

Il filone sembra più fiorente che mai. L’avvio della seconda serie di Gomorra, per altro annunciata e attesa da tempo sul piccolo schermo, fa alzare di un’altra tacca l’asticella delle proiezioni su questo tema. Da Suburra, al Sistema, da Felicia Impastato a Era d’Estate, passando per i film che trattano comunque di affari nell’ombra e misteri italiani come La Macchinazione, Ustica, Le Confessioni e si chiede perdono ai registi e autori che non sono stati citati, non c’è settimana che non venga annunciata una nuova produzione.

E dunque, la domanda sorge spontanea: si può divulgare la cultura della legalità parlando di mafia? Sì, si può. Anzi, svelare le logiche terribili, i meccanismi dai quali non si esce più, i legami di sangue e le dinamiche spietate può far capire quanto sia bene contrastare quegli ambienti, tenendosene come minimo a debita distanza e denunciando ciò che si sa. Ecco che cosa ha da dire Roberto Saviano sul valore sociale di Gomorra.

E mentre i telespettatori e cineamatori possono capire di più e quindi difendersi dallo strangolamento mafioso, è sufficiente ciò che viene fatto a livello istituzionale per contrastare la mafia? Basta ciò che viene fatto? E ciò che viene messo in pratica, la lotta di contrasto è ancora valida con una mafia così cambiata e più dedita alla corruzione che alla pistola? La riflessione arriva sempre da Roberto Saviano.

 

Elisabetta Tonni

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