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di Daniele Poto

Roma, 18 marzo 2015 – Il risveglio di primavera di un sistema corruttivo diffuso e confermatosi a livello ministeriali (tempi da Lupi) si conferma nel comparto “giochi sporchi e truccati”. Infatti c’è di mezzo sia l’azzardo che il calcio, dunque il gaming che diventa gambling, nella parabola del presidente dell’Entella Chiavari, Antonio Gozzi, che non ha fatto neanche in tempo a consolidarsi come il demiurgo del football sulla piazza di Chiavari con l’Entella, centrando il sospirato traguardo della partecipazione al campionato di serie, prima di un clamoroso crollo giudiziario con l’arresto a Bruxelles. La globalizzazione delle infrazioni ormai dimostra che non esistono confini spazio temporali per le violazioni riportandoci alla parabola del broker cinese che per meglio truccare le partite del calcio finlandese pensò bene di comprarsi una squadra per predeterminarne i risultati fino ad arrivare all’esaltazione della “scommessa perfetta” pianificando il 7-1 a tavolino che l’avrebbe reso milionario. E nella parabole di Gozzi c’è appunto un milione, rilasciato in varie tranche, per convincere ufficiali e componenti istituzionali della repubblica congolese a concedere licenze legate all’azzardo. Come si può immaginare l’orizzonte imprenditoriale di  operatori del genere è privo di qualunque senso morale. Si può immaginare di quale spasmodico bisogno d’azzardo possa nutrire un paese africano come il Congo. L’abitudine alla corruzione ormai è una modalità che dalle mafie tradizionali è passata nel vivo corpo grigio della società industriale. Gozzi apparentemente era al disopra di ogni sospetto, forte del credito riscosso nel calcio con la promozione ed anche di una cattedra di docente universitario a Genova. Un insospettabile. E’ di questi che oggi bisogna diffidare. Protetti dal cordone ombelicale di un sistema fortemente difensivo. Naturalmente la reazione è stata un coro all’auto-assoluzione. L’Entella gli dà appuntamento alla prossima partita, la famiglia si stringe attorno a lui. L’omertà ha quest’altra faccia della solidarietà: una speciosa e autoreferenziale pretesa d’immunità. Del resto non è un caso che la legge auto-corruzione attenda in anticamera legislativa da 736 giorni (più di due anni) mentre i detenuti nelle patrie galere, giudicati secondo la vecchia legge, sono appena 20, con un’incidenza ridicola, inversamente proporzionale allo sviluppo della pratica in Italia. E se l’arresto di Gozzi è avvenuto con tanto di manette non c’è da scandalizzarsi: c’era nelle autorità il fondato sospetto di inquinamento delle prove. Imprenditori al disopra di ogni sospetto: corrotti e pericolosi.