Roma, 9 aprile 2016 – Ci va giù pesante il giovane Montalbano, Michele Riondino, sulla storia delle Trivelle. Lui andrà a votare al referendum del 17 aprile e voterà sì. Lo dice senza mezzi termini. Anzi, lo urla tenendo cheto il tono della voce.

Ecco che cosa dice al microfono di SpettacoloMania che, gentilmente, ha raccolto la sua opinione per IoDenuncio.it

Michele Riondino è di Taranto ed è socialmente e politicamente molto attivo. Lavora e collabora con il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, il gruppo nato nel 2012 dopo il sequestro degli impianti inquinanti dell’Ilva. Tale gruppo organizza, completamente autofinanziandosi, “l’Uno maggio Taranto” di cui Riondino è direttore artistico. La città martoriata dagli stabilimenti siderurgici si trova in quel tratto dell’estremo Meridione italiano interessato dalle estrazioni di gas e di petrolio su cui si stanno concentrando le politiche energetiche di Governo e quindi le cronache giornalistiche. Proprio le cronache giornalistiche di fatti slegati fra loro hanno in qualche modo fatto fallire il tentativo di tenere l’argomento referendum in sordina per non mandare la gente a votare e non raggiungere il quorum previsto per la validazione del responso quale che esso sia. Pur non essendo mai emersi i nomi delle società che operano sulle piattaforme in mezzo al mare per pompare gas, si può intuire quali siano questi nomi. Sono società che lavorano nel campo del gas e del petrolio. Petrolio e gas che tornano prepotenti con la vicenda Tempa Rossa di cui c’è poco da andare orgogliosi.

Per chiarezza, le vicende non sono legate fra loro e nulla hanno in comune se non un elemento: gli idrocarburi.

Nel nome di un’autonomia energetica il fronte del ‘No’ invita a estrarre fino all’ultima goccia il gas in fondo al mare, tirando in ballo a distanza di oltre cinquant’anni addirittura il nome di Enrico Mattei che proprio il Sistema condannò a morte. L’Italia, non mettendo in pratica quel progetto che, a quel tempo, avrebbe potuto avviare il Paese verso altri orizzonti ed equilibri, non è mai stata autosufficiente dal punto di vista energetico. Anzi, per essere più precisi, in alcuni (rari) giorni dell’anno il fabbisogno di energia viene soddisfatto per alcune ore (documenti scientifici alla mano) unicamente dalle fonti rinnovabili. Poche ore, per pochi giorni dell’anno, è decisamente troppo insignificante per affidarsi unicamente alle risorse naturali  per mandare avanti l’Italia, ma è sicuramente un indizio per proseguire verso quella via. Non a caso, i Paesi mediorientali, principali fornitori di risorse fossili, per la loro esposizione geografica ricca di sole e vento, sono già pronti a diventare fornitori di energia da fonte rinnovabile.

La scelta fra energia da fonte rinnovabile ed energia da fonte inquinante (gas e petrolio) è una delle motivazioni che spinge i votanti del sì a scegliere questa opzione. A questa si affiancano tanti altri motivi che vanno dalle questioni delle royalty alla ripugnanza scaturita dagli affarismi scoperchiati dalle indagini in Basilicata dove la tipologia di società coinvolte sono le stesse che operano sulle piattaforme. E sempre le risorse energetiche sono sullo sfondo di un’altra vicenda destinata sin da subito a diventare uno dei tanti misteri irrisolti: l’omicidio di Giulio Regeni. Nonostante l’opinione pubblica (e non solo questa) si stia facendo l’idea che i motivi politici internazionale siano una forte componente di quanto accaduto, emerge ogni tanto anche la coincidenza della presenza di imprenditori italiani al Cairo nel giorno di ritrovamento del cadavere dello studente ricercatore torturato barbaramente. Non è mai stato rivelato da chi fosse composta tale delegazione accompagnata dalla ministra Guidi. Si sa che l’allora ministra dello Sviluppo economico, Guidi, annullò immediatamente gli incontri; e si sa anche che gli interessi economici fra Italia ed Egitto sono legati al settore energetico e, nella fattispecie, gas e petrolio.

Elisabetta Tonni