IL TG PORCO DI SABINA GUZZANTI CONTRO I MASS MEDIA DEFINITI “CORROTTISSIMI”

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Roma, 24 giugno 2015 – Sabina Guzzanti torna in tv con un telegiornale tutto suo. Non va sui canali del piccolo schermo, ma su quelli ancor più piccoli e potenti dei computer, telefonini e tablet vari. Il nuovo prodotto è #Tgporco in onda da lunedì scorso sui suoi canali web. Inutile dire che trattasi di telegiornale satirico. Lo annuncia lei stessa dal palco di Trame5, il festival lametino dei libri sulle mafie, dove anticipa anche di un suo prossimo spettacolo per il prossimo anno, senza aggiungere ulteriori dettagli.

L’obiettivo del #Tgporco è risvegliare le coscienze intorpidite dalla patinatura delle notizie offerte da molti mass-media. Nella premessa pubblicata sul sito del suo telegiornale si legge: “Se ascoltando le notizie del tuo telegiornale di fiducia ti assale, ad un tratto, un senso di fortissima frustrazione perché non riesci a capire di cosa stia veramente parlando quel servizio, non ti preoccupare… non dipende dal tuo grado di apprendimento, o almeno non solo da quello. Forse qualcuno vuole travestire da pillola la tua supposta per evitare di stimolare l’ultimo barlume di senso critico che è rimasto incastrato nel tuo… cervello. Se camminando per strada ti accorgi che il tanto decantato aumento dello +0,2% del PIL, quello che doveva rilanciare i consumi, ha lasciato il tuo conto in banca esattamente come era prima, allora è il momento di cambiare la fonte delle tue informazioni. Da oggi per le vere notizie c’è #TGPorco, e puoi ritenerti molto fortunato”.

Per la Guzzanti, la linea di demarcazione da cui è partito il declino dei mezzi di informazione è rappresentata dalla presunta trattativa Stato-mafia oggetto e soggetto del suo ultimo film.

“Questo giornalismo ridicolo e servile che ci ritroviamo oggi nasce dopo la trattativa Stato-mafia. E questo è un dato di fatto. Da più di vent’anni le cose stanno così. Prima c’era un’ottima informazione. C’erano un sacco di riviste, un sacco di giornali, giornalisti in gamba. A mio avviso, i media oggi sono corrottissimi. Non è possibile per una persona avere un’ottima visibilità nella televisione o sui giornali se non acconsente a tacere su tutto quello che è scomodo e a celebrare, invece, tutto quello che fa comodo al Governo. È giusto lamentarci e pretendere, perché la televisione pubblica la paghiamo tutti noi, ma non possiamo stupirci”. Poi la sua denuncia si fa ancora più pesante. “I media non stanno mai dalla parte della giustizia e della verità in questo Paese; questo non significa che le battaglie siano inutili o inefficaci”.

Poi porta il suo esempio personale. La “Trattativa”, film proiettato fuori concorso anche al Festival di Venezia, è stato nelle sale cinematografiche per dieci giorni ed è stato ritirato, perché ritenuto di ‘scarso interesse’. Lei però si è attivata e veicolandolo con una distribuzione stile “passa-parola” è riuscita a farlo proiettare 650 volte. “Che un film sia stato distribuito dal popolo con tanta efficacia – incalza Guzzanti – è una cosa che non è mai avvenuta nella storia del cinema del mondo. È stato fatto vedere esattamente a tanti spettatori quanti sono quelli di un film di successo per il quale vengono spese centinaia di migliaia di euro in promozione anche per andare da Fazio o da Vespa”.

E infila nel discorso una critica sul decreto della buona scuola in fase di votazione al Senato. “Se di un fatto non si parla, non vuol dire che tale fatto non accada. Per esempio, le proteste sulla scuola hanno dato una mazzata importantissima a Renzi. Ed è bene che continuino. La solidarietà nei confronti della scuola pubblica è importantissima. Un paese dove non c’è una scuola pubblica va verso il degrado. E dobbiamo insistere; perdiamo solo nel momento in cui ci fermiamo. Se ti fai scoraggiare dal fatto che i media non parlano di te è la fine. Ma se tu te ne infischi e insisti… Anzi, se parlassero della protesta sulla scuola, ne parlerebbero male, in modo distorto e la farebbero apparire diversa da come è. Quindi bisogna prendere l’aspetto positivo di questo silenzio e muoversi con i social network e con le strade alternative che ormai stanno diventando anche abbastanza importanti”.

Elisabetta Tonni

 

 

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