IMMIGRAZIONE: ALLE CRONACHE GIORNALISTICHE SEGUANO LE INCHIESTE

La foto e il titolo del quotidiano "il Manifesto" sul bimbo profugo morto sulle coste della Turchia
La foto e il titolo del quotidiano “il Manifesto” sul bimbo profugo morto sulle coste della Turchia

Roma, 3 settembre 2015 – A indagare sul traffico di migranti è una giornalista inglese. È questa l’indiscrezione che circola sui social network che, sebbene non sempre siano del tutto affidabili, qualche notizia la fanno emergere.

Sarebbe a lei dunque che va il merito di aver aperto un filone giornalistico di inchiesta che finora appare ancora poco interessante al panorama editoriale italiano. Eppure l’Italia non è priva di bravi giornalisti d’assalto disposti a mettere a rischio la loro vita per raccontare le verità più oscure e fastidiose.

Che ci sia uno scafista pentito al quale se ne sarebbero affiancati altri tre lo sappiamo da poche testate autorevoli, fra cui Repubblica e il Giornale, ma l’informazione non è diventata di massa. Telegiornali e giornali radio l’hanno praticamente ignorata e sicuramente non ci sono aggiornamenti in merito. Eppure in questi giorni si apprende di nuovi sbarchi che riferiscono numeri di profughi che sarebbero più adatti ai passeggeri di traghetti che non ai traffici illeciti di esseri umani. Sembra quasi che ci sia stata un’accelerazione violenta nel far partire i barconi diretti verso le coste europee creando un’emergenza crescente che si potrebbe fantasticare quasi architettata.

Il gr1 di RadioRai riferisce che dall’inizio dell’anno i migranti sbarcati in Sardegna sono 4.451. Sul sito di Repubblica si legge che in Italia e in Grecia esistono 32mila richiedenti asilo e che centoventimila è il nuovo numero sul quale la Commissione europea guidata da Jean-Claude Juncker è pronta a scommettere per imbrigliare l’emergenza migranti. Il ministro degli Interni, Angelino Alfano, afferma: “Siamo 60 milioni di italiani e ospitiamo 94 mila profughi. Non siamo in presenza di un’invasione” e cerca così di rassicurare la popolazione allarmata dalle notizie degli sbarchi e sconcertata dalle immagini delle tante dirette e dei tanti servizi sull’emergenza e imbambolata dalle reazioni politiche anche europee con l’immancabile rimpallo di colpe e discolpe. Certo è importantissimo essere a conoscenza di queste notizie e guai se non ci fossero, ma non è spiegabile come mai oltre a sguinzagliare i giornalisti di cronaca e quelli che si occupano di politica non vengano sguinzagliati anche i tanti e bravi giornalisti italiani di inchiesta per indagare con i loro articoli sui traffici oscuri. Possibile che nessun mass media voglia indagare se e quanti paesi membri, presi d’assalto, abbiano aperto inchieste sul traffico illecito di esseri umani? I politici europei rilasciano dichiarazioni e commenti sugli accordi bilaterali, su quelli europei, su quelli internazionali, ma nulla accennano alla volontà di coinvolgere forze dell’ordine sui traffici illeciti.

I cittadini inorridiscono all’immagine di un corpicino annegato sulla spiaggia, ma nessuno batte ciglio sulla mancanza di inchieste per fermare i traffici umani. Si sa che i vertici europei in programma hanno per oggetto la discussione sulla ripartizione dei profughi, del rilascio della condizione di rifugiato, di asilo europeo, di approccio europeo, della circolazione all’interno dei paesi che aderiscono agli accordi di Shengen. Non si sa invece se servono anche ad affrontare e studiare strategie e collaborazioni internazionali sulle indagini da parte delle rispettive forze dell’ordine e magistrature. Ed è su quest’ultimo punto che urgono notizie.

Elisabetta Tonni

 

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