ITALIANI IPOCRITI ED EVASORI: NEANCHE 15 EURO L’ANNO PER Il CARO ESTINTO

cimitero

Roma, 27 aprile 2015 – Succede a Latina, ma questa volta il luogo ha poca importanza. Potrebbe accadere ovunque ed è l’esempio chiaro e lampante di come gli italiani siano evasori senza speranza, con buona dose di ipocrisia.

È inutile sostenere la tesi che le tasse non vengono pagate, perché sono troppo alte e se fossero più basse le pagherebbero tutti.

Le tasse le paga solo chi ha senso civico. È poi vero che sono troppo alte e che andrebbero abbassate, perché in fondo gravano solo sulle spalle dei poveri cristi che debbono come al solito farsi carico anche dei furbetti che, guarda caso, sono quelli che hanno molti più soldi di chi paga le tasse e tiengono ben nascosto il loro tesoretto piccolo o grande che sia.

Che cosa succede, dunque, a Latina? È semplice: per poter usufruire di un loculo o fornetto che dir si voglia bisogna pagare un tributo di 15 euro l’anno: sì avete letto bene: QUINDICI EURO L’ANNO. Si tratta di quattro centesimi al giorno, perché il caro estinto, a cui tutti i parenti più prossimi vogliono tanto bene e rivorrebbero tanto volentieri in vita, possa riposare in pace.

Ma quando c’è da mettere mano al portafoglio, fosse pure per quattro centesimi al giorno, ecco che improvvisamente quell’estinto diventa ancora più caro: e non si può mica pagare quattro centesimi al giorno per uno che in fondo non c’è più, no?

Poco importa se quel tributo serve poi a tenere in funzione tutto il cimitero con tutte le spese che ogni struttura si porta dietro. E così a Latina si contano sulle dita i residenti che hanno pagato il dovuto. La massa di evasori è talmente abnorme che ora si paventa il condono tombale del morto.

Neanche la proposta più che dignitosa, razionale e rispettosa del defunto accontenta gli irriducibili evasori.

La proposta avanzata per i morosi era quella di togliere la bara per la quale è stato accumulato il debito dal loculo e spostarla sotto terra, cioè inumarla: esattamente il desiderio espresso da papa Giovanni Paolo II quando era prossimo a lasciare la vita terrena: “che il mio corpo riposi nella nuda terra”.

Il sotterramento del defunto è quanto di più nobile, diffuso e storico possa esistere. Ed è anche quanto di più religioso possa esistere, anche dal punto di vista cristiano cattolico: “cenere siete e cenere ritornerete”.

Non si commette alcun vilipendio di cadavere, nel sotterrare la persona amata di cui è rimasto solo lo spirito. Sempre il cattolicesimo, per chi crede, insegna che “l’anima muore, ma lo spirito ritorna a Dio”. Come ben sanno i teologi, quando l’uomo muore, la ruach, l’energia vitale, torna a Dio; la nephesh (anima) si spegne; il bashar (corpo) torna alla terra.

Eppure a Latina (ma potrebbe accadere ovunque) gli evasori del caro estinto per il quale non si è disposti a sborsare neanche quattro centesimi di tributo al giorno dimenticano oppure non sanno e gli piace non sapere questo principio fondamentale.

E così è scoppiata la rivolta silenziosa e inveiscono contro chi chiede il rispetto della tassa che serve a pagare la manutenzione del cimitero, gli stipendi di chi ci lavora, il taglio dell’erba, la pulizia dei viale e tutto ciò che serve al risposo dignitoso del morto.

Gli irriducibili evasori si scandalizzano all’idea che la bara dell’amato parente possa lasciare il loculo per una nuova destinazione all’interno dello stesso cimitero, confondendo malamente e maldestramente con ignobile ignoranza la distinzione fra fossa comune (non farebbe male leggere “La livella di Totò”) e inumazione, cioè il sotterramento del feretro. E così la soluzione è sempre la stessa: condonare i 15 euro l’anno che non sono stati pagati. Con buona pace dei soliti cittadini con alto senso civico che con questa tassa hanno contribuito a mantenere sereno e armonioso per tutti il luogo dei ricordi e dei ricongiungimenti.

Elisabetta Tonni

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