batuffolo

Roma, 18 settembre 2015 – La pulce nell’orecchio la mette proprio un veterinario: “Queste cose succedono soprattutto con i cani padronali, quelli che hanno un proprietario. In genere a segnalarli sono soprattutto i vicini”. Si apre così uno scenario del tutto imprevedibile e imprevisto che porta a un sospetto atroce: la truffa non risparmia neanche il settore degli animali. Anzi. Facendo leva sull’amore dei proprietari e puntando sul fatto che pagherebbero chissà cosa per riavere il loro amato amico a quattro zampe, si approfitta del momento di distrazione in cui cani o gatti optano per la passeggiata “autonoma” per segnalare la loro presenza o addirittura per prenderli direttamente e portarli in alcune cliniche precise.

Succede in un ambulatorio veterinario di una provincia del Lazio, su cui pesa il sospetto di una truffa bella e buona, con la beffa che il reato potrebbe non essere identificabile come tale. La clinica accoglie cani e gatti presunti smarriti o abbandonati. Così quando si avvista la vittima a quattro zampe – è comprensibile anche a un bambino quali sono cani e gatti randagi da quelli curati – qualche buonanima solerte e “sensibile” sul pericolo che grava sulla povera bestiolina, si attiva personalmente o chiamando l’accalappiacani.

Come si fa ad accusare qualcuno che si dimostra tanto gentile da portare da un veterinario una bestiolina smarrita, evitandogli il rischio di un incidente che potrebbe essere anche letale per lo stesso animale e per gli uomini?

Cani o gatti vengono immediatamente accolti e rinchiusi in una gabbietta che diventa il luogo di prigionia dove stare, dormire, mangiare ed evacuare. L’odore nella clinica è nauseabondo e altrettanto lo sono i gemiti di cani e gatti. Lì, cominciano a decorrere i giorni: uno, due, tre, ma anche una settimana e oltre. Anche se il cane è dotato di microchip, si tarda volutamente nel rintracciare il proprietario. A quel punto il prezzo della degenza ha raggiunto una cifra di equilibrio che non è troppo alta per il proprietario disperato sulla sorte del quadrupede, disposto a pagare pur di riprenderlo con sé, e sufficiente a far aumentare il fatturato della clinica.

Secondo una rapida ricerca sui dati finanziari raccolti, l’ultimo bilancio dell’ambulatorio costituito come società a responsabilità limitata, quindi società di capitale, depositato nel registro delle imprese corrisponde all’anno 2013. Il fatturato rientra nella fascia inferiore a 300.000 euro, però risulta aumentato del 34,33% rispetto al 2011. Il capitale sociale è rimasto invariato rispetto al biennio precedente, ma il risultato netto ottenuto dopo gli oneri finanziari, le tasse e gli ammortamenti è salito del 332,31%. Nonostante la crisi economica degli ultimi anni, gli affari dell’ambulatorio sono andati decisamente bene. Strano a dirsi, ma a fronte di tanto successo, l’ambulatorio non ci tiene per niente a farsi conoscere. Infatti non si è dotato di un sito web, attuale vetrina irrinunciabile per un’azienda di successo, e i nomi del proprietario e del legale rappresentante (a differenza di altri ambulatori veterinari della stessa città) sono decisamente difficili da individuare.

La parte di ambulatorio accessibile al pubblico è di circa 15 metri quadri su cui si affacciano due porte di accesso ai locali dove sono rinchiusi cani e gatti, che gli addetti stanno attenti a tenere ben chiuse. Ovviamente a beneficio dei clienti… Alcuni proprietari di animali che sono passati per questa clinica hanno riferito anche di operazioni subite dai loro cani o gatti affidate alle mani di veterinari alle prime armi, senza assistenza di colleghi più esperti, che hanno lasciato danni permanenti. Come si fa a denunciare un ambulatorio veterinario che decide di intervenire anche chirurgicamente, anche se non ha ancora rintracciato il proprietario, pur di salvare una bestiolina in imminente pericolo di vita? Eppure qualcuno lo ha fatto, ma la denuncia non ha portato ad alcun risultato.

Sembra oltretutto che la clinica sia l’unica a presentarsi alle gare di appalto per la gestione degli animali raccolti. Già, perché che cosa succede infatti se il proprietario veramente non si rintraccia o si finge di non rintracciarlo? La bestiolina viene affidata al canile, facendo lievitare i costi per il proprietario o, nel caso in cui questo fosse davvero irreperibile, per la pubblica amministrazione.

Rosa Zuppardo