L’auto elettrica a pannelli fotovoltaici. Camminerebbe come un treno

L’auto elettrica è guardata con sospetto da Sergio Marchionne, a.d. del colosso automobilistico Fca, la ex Fiat, perché l’energia è prodotta ancora da petrolio, carbone e gas. Eppure, se mettessero pannelli fotovoltaici su tutti i mezzi di locomozione si potrebbe compiere un passo avanti enorme. Basterebbe volerlo. E finanziare la ricerca.

di Elisabetta Tonni

L’auto elettrica ancora non va. Sergio Marchionne lo dice senza mezzi termini e usa una motivazione anche convincente. Da bravo esperto di comunicazione (oltre che esperto del ruolo manageriale che ricopre), l’amministratore delegato del colosso automobilistico sostiene una teoria difficile da contrastare. Sostiene, a buon motivo, che  “Le auto elettriche possono sembrare una meraviglia tecnologica soprattutto per abbattere i livelli di emissione nei centri storici, ma le emissioni, quando l’energia è prodotta da combustibili fossili, nella migliore delle ipotesi sono equivalenti a un’auto a benzina, visto che a livello mondiale due terzi dell’energia elettrica deriva da fonti fossili”.

Possibile allora che non esista soluzione? Forse, invece, c’è. La ricerca sta portando avanti prototipi di autovetture dotate di pannelli fotovoltaici o qualcosa di simile. Se si arrivasse alla produzione di macchine così, queste sarebbero autonome quando c’è il sole e potrebbero rifornirsi di elettricità durante le ore di buio, pioggia o nuvolosità.

Va precisato, inoltre, che esistono molte società che stanno lavorando alla realizzazione di batterie in grado di accumulare l’energia prodotta dal fotovoltaico che non viene consumata immediatamente. Queste batterie, ora pensate per le abitazioni, sono di dimensioni sempre più ridotte e sempre più capienti. Incrementare la ricerca verso questa direzione e realizzare quello stesso genere di accumulatore per le automobili o per i punti di rifornimento, potrebbe portare a una rivoluzione energetica dai confini inimmaginabili. Non a caso in Germania già esiste. Lo racconta Sebastiano Salvetti su Life. L’attacco del suo articolo è chiaro: L’auto elettrica ricaricabile mediante energia solare è realtà. Non un prototipo, non una concept, non una show car destinata a fare bella mostra di sé durante un salone o una parata, bensì una vettura concreta, funzionante e ordinabile sin dal prossimo anno. Un passo avanti verso la mobilità alternativa. Un passo, soprattutto, sostenibile da chiunque, dato che il prezzo d’attacco non supera i 12.000 euro“.

E cosa accadrebbe se questo principio fosse applicato per tutti i mezzi di locomozione, compresi i tram o i treni? I vagoni che dall’alba al tramonto viaggiano in lungo e largo su tutti i territori, costantemente agganciati ai cavi elettrici, diventerebbero strumenti formidabili per contribuire a produrre energia pulita e diminuire il consumo di quella derivata da fonti fossili.

E se questo principio fosse applicato anche a tutte le abitazioni, almeno o soprattutto a quelle di nuova costruzione? Proprio come avviene per l’acqua potabile senza la quale non viene rilasciato il titolo di abitabilità, non si dovrebbe consentire la costruzione e le nuove vendite a case e palazzi che non siano in grado di ridurre l’assorbimento di energia dalla rete tradizionale.

La soluzione c’è. Basta volerla, studiarla, svilupparla, realizzarla e applicarla. Per risolvere le situazioni basterebbe guardare al bene comune e non a quello di pochi e potenti.