L’ITALIA DEI #SAN DIMENTICA #REGENI

Roma, 14 febbraio 2016 – Inebriata dagli hastag dei ‘san’ (#Sanvalentino, ibidem #buonsanvalentino e #Sanremo2016), l’Italia dei mass media tradizionali e social ha già declassato il caso di Giulio Regeni. E se la Rai dello spettacolo, in cinque serate di musica all’Ariston, non è riuscita a trovare lo spazio di pochi secondi per una commemorazione sobria di un suo connazionale maciullato, i mass media anglofoni si son dati da fare per indagare a livello giornalistico. A tirar fuori le notizie sono l’agenzia di stampa Reuters e il quotidiano americano New York Times ripresi con citazione doverosa della fonte dai mezzi di comunicazione italiani. E così si è creato il paradosso che un caso tutto italiano ha maggiore interesse mediatico (nel senso di importanza informativa) all’estero che in Italia. Gli italiani sembrano accontentarsi del quadro che si va delineando per il tramite dei reportage delle testate estere: Giulio Regeni sarebbe stato scambiato per una spia a causa del suo inspiegabile interesse per i sindacati egiziani, quindi prelevato e torturato fino alla morte. Gli italiani (e i mass media con loro) si accontentano di questa conclusione: si fa strada l’ipotesi di un omicidio politico, anche se causato da un errore di valutazione. Povero ragazzo, fine della storia. Per le testate straniere, invece, la storia non è finita per niente. Anzi, potrebbe iniziare proprio dalla tragica fine del giovane dottorando italiano di ventotto anni. Il titolo dell’articolo di ieri pubblicato dal New York Times lo dimostra chiaramente: “Il caso Regeni può diventare un grattacapo per la politica egiziana”. Addirittura, l’omicidio Regeni sarebbe stato uno degli argomenti da affrontare anche nel vertice fra Stati Uniti ed Egitto. Ma l’Italia non dà importanza a questo aspetto. Nessuno sembra domandarsi che cosa c’entri il barbaro assassinio di Giulio Regeni con l’incontro bilaterale Usa-Egitto. L’omicidio di uno straniero è sempre un grattacapo per il paese in cui avviene, soprattutto quando è così efferato, ma nel titolo e nell’articolo del New York Times si legge una preoccupazione che va oltre. È come se la fine tragica di Giulio Regeni possa rappresentare l’imprevisto pericoloso che potrebbe far vacillare gli equilibri politici fragili e delicati in Medioriente. E non solo in Medioriente. Un aspetto, quest’ultimo, su cui i mass media italiani sembra non abbiano gran voglia di scrivere.

Elisabetta Tonni

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