Il maschilismo esiste ancora. Non è un retaggio del passato. Anzi, è il passato che si ripresenta prepotente e pericoloso.

Davanti a una platea di soli professori, un tipo del Veneto che si è vantato di essere maschilista e razzista, ha detto: “Se siamo bravi in mezz’ora finiamo così le signore presenti possono andare a fare la spesa e preparare la cena ai maritini. Magari è anche qualcuno dei professori qui presenti”. Poteva essere una battuta ironica, comunque sgradevole e fuori luogo: invece è stata la realtà.

Il tipo veneto ha iniziato a occuparsi di informatica, perché appassionato di videogiochi e ha fondato una società che vende programmi per la gestione di registri elettronici. A volte tiene corsi per spiegare come funziona il registro elettronico, con fare spazientito nei confronti di chi, a prescindere dall’età, si dimostra poco avvezzo con schermi e tastiere.

Ecco l’esperienza di una professoressa.  

Siamo all’inizio dell’anno scolastico e le scuole che non lo hanno ancora adottato si stanno mettendo a regime. C’è un grande fervore nell’ambito della dirigenza per organizzare corsi di aggiornamento. Parlo del registro elettronico, quello tanto paventato almeno dagli insegnanti di vecchia data che si avvicinano con cautela e pieni di umiltà ai mosti sacri dell’informatica.

A volte però accade che questa cautela e questa umiltà non possa fare a meno di trasformarsi in indignazione se non in rabbia. Proprio due giorni fa ho partecipato ad uno di questi corsi di formazione. Il corso si svolgeva in un’aula poco aereata, eravamo una cinquantina e faceva un gran caldo, ma si sa noi insegnanti siamo abituati a lavorare in tutte le condizioni.

Mi sono stupita però che l’unico computer a disposizione fosse quello del docente che doveva tenere il corso. Visto che la dirigenza ci aveva sollecitato a seguire un corso in webinar sul registro elettronico mi aspettavo che questa volta si passasse dalla teoria alla pratica; non è stato così.

Dopo 20 minuti di attesa arriva il docente, titolare di un’azienda con sede in Veneto, specializzata proprio nella vendita di programmi relativi ai registri elettronici alle scuole. Questa è stata una delle prime e poche informazioni chiare ricevute da noi docenti durante la lezione.

L’esordio della suddetta lezione è degno di nota. Il docente, tra il serio e il faceto, con fare sbrigativo, ci dice che in una mezz’ora, se fossimo stati bravi, avremmo finito tutto, così le signore avrebbero potuto fare in tempo a fare la spesa e a preparare la cena ai maritini.

Rumoreggiare in crescendo dell’aula, cominciavo davvero a stranirmi, soprattutto quando ho sentito dalla vicepreside rispondere, rivolgendosi a noi, che il tipo non aveva tenuto conto dei single! Eh sì! Era quella la pecca della battuta! Andiamo avanti, inizia una spiegazione teorica che poco aggiungeva alle conoscenze già apprese sul webinar, comunque gli insegnanti, specialmente i più anziani (siamo in parecchi) interrompevano spesso per chiedere informazioni.

L’impostazione del registro elettronico non prevedeva la possibilità di annotare molte delle situazioni che invece si verificano nella realtà.

L’insegnante si seccava parecchio di queste interruzioni, io ero seccata più di lui. Sinceramente non riuscivo a seguire molto perché ero molto più presa a notare e infuriarmi del tono saccente e sbrigativo con cui ci trattava.

Una domanda però l’ho fatta, è stato quando dopo la terza volta che lo sentivo chiamare “professore” gli uomini e “signora” le donne gli ho chiesto conto.

Lui con tono strafottente rispondeva che faceva così perché era un maschilista. Ha continuato poi a  fare paragoni tra la sua regione (Veneto) e la nostra (Lazio).

Nel registro elettronico era prevista l’annotazione solo di alcuni documenti riguardanti la residenza e quando qualcuno glielo ha fatto notare lui rispondeva gongolando che nella sua regione non era come da noi, loro iscrivevano gli stranieri solo se residenti.

Quello che mi ha fatto più male di questa spiacevolissima esperienza è stata la rassegnazione di pochi che forse hanno colto l’aberrazione dell’intervento ma non hanno fatto nulla per contrastarlo e l’indifferenza di molti che invece non hanno recepito o non hanno voluto recepire che la scuola è veramente diventata un mercato aperta al maggior offerente, poco importa se poi questo offerente è anche offendente…in fondo erano solo battute!

Per conto mio non vedo l’ora di iniziare a stare in classe con i miei alunni, residenti o meno, consapevole del fatto che nessun registro elettronico sottrarrà energia e creatività al mio lavoro come è sempre stato.