Fotografia di una balista tratta dal sito Wikipedia

Roma, 10 settembre 2015 – Il buonismo sui migranti è giunto alla resa dei conti. Tempo pochi giorni e l’idillio scoppiato all’improvviso fra i governanti europei e i poveri cristi in fuga da guerra, fame e miseria è già svanito. C’era un non so che di sospetto in quella corsa alla dichiarazione più generosa sull’accoglienza dei migranti. Certo, a leggere bene fra le righe si capiva che molto di quel contenuto era solo apparenza. Si capiva che era grande la speranza che venisse compreso ancor meno di quel poco che si esternava. La conta divisoria dei migranti era più simile alla spartizione delle caramelle che non all’accoglienza nel rispetto dei diritti umani.

E così, all’apertura delle porte di molti paesi membri pronti a offrire alloggio però solo ai siriani, come se un rifugiato di guerra non fosse uguale al rifugiato di un’altra guerra, ha fatto seguito la dichiarazione di innalzamento dei muri. Sì, i muri di cinta, come quelli utilizzati dalle città fino al Medioevo che dovevano arrestare l’avanzata del nemico deciso ad espugnare il centro di potere. Erano i tempi delle baliste, delle balestre e dei trabucchi. Ci si accampava sotto le mura solide, spesse anche qualche metro, e da lì si scatenava la battaglia sanguinosa vinta da chi resisteva di più agli attacchi e ai contrattacchi.

In pochi giorni gli abitanti del terzo millennio si sono catapultati all’indietro nel tempo quando il muro aveva una sua ragion d’essere, perché serviva a proteggere il centro dall’assalto. Mai i regnanti di un tempo si sarebbero sognati di ostacolare il passaggio di una legione armata diretta verso altre mete, come invece dichiarano di voler fare i governanti del Duemila. L’Ungheria costruisce il muro, l’Austria chiude le frontiere, la Danimarca blocca i treni, il Regno Unito tentenna nell’ospitare i profughi, ma è decisa nello sferrare attacchi aerei contro l’Isis. La Francia si dice ospitale, ma si affianca alla decisione degli inglesi. La Russia rivendica un suo ruolo nella gestione siriana e, a proposito: secondo Repubblica, due giorni fa Silvio Berlusconi è andato a far visita per cinque giorni al suo amico Putin, annullando comizi e riunioni. Chissà se avranno parlato solo delle preoccupazione per l’imminente processo Ruby Ter. Intanto i migranti sognano una nuova meta, la Svezia, oltre alla Germania. In pratica, le realtà del Nord Europa, quelle che prendiamo sempre come esempio di organizzazione, di efficienza e di civiltà non stanno reagendo in maniera adeguata alla loro fama. Quelle che non costruiscono muri, innalzano comunque delle barriere, si stringono a coorte, fermano i treni, organizzano blocchi armati, mentre le dichiarazioni di accoglienza cominciano a vacillare. Anzi, se si rileggono i mass media, ci si rende conto che il buonismo dei governati europei è stata una mossa obbligata dall’atteggiamento generoso offerto ai migranti dai cittadini commossi dal dramma. A scendere in piazza per offrire un pasto caldo, un bicchiere d’acqua è stata la gente comune. Anche per questo stridono le immagini raccapriccianti della giornalista ungherese che fa lo sgambetto a un migrante in fuga con il bambino in braccio e le immagini di un danese che sputa addosso a un profugo.

La reazione istintiva della maggior parte della gente comune pronta ad aiutare altra gente ha lasciato i governanti senza scelta: la dichiarazione di accoglienza era d’obbligo. Rifiutare quegli ingressi avrebbe significato dare un messaggio in contrasto con i gesti di generosità dei cittadini. Mai nessun politico avrebbe potuto commettere quell’errore!

Il problema è che il flusso dei migranti si sta intensificando giorno dopo giorno. Gli sbarchi si susseguono con una frequenza superiore a quella dei traghetti tanto da rendere questa migrazione la più consistente di tutti i tempi. E la più costosa. Infatti, raramente si ricorda che mentre le migrazioni degli anni Novanta avvenivano su regolari linee di trasporto, dove semmai si cercava il passaggio senza pagare il biglietto, la migrazione moderna avviene per il tramite di trafficanti appartenenti a organizzazioni criminali con collegamenti fra loro a livello internazionale, che impongono costi altissimi e differenziati in base alla terra promessa. Ora, infatti, cominciano a emergere notizie sull’entità dell’arricchimento da parte di scafisti e trafficanti e anche sulla rete di protezione di cui godono a livello europeo. Eppure, oltre alle decisioni immediate sulla gestione dell’esodo biblico, i governi nazionali non proferiscono parola su un’azione congiunta per fermare il traffico criminale. E non è bello che non si accorgano dei crimini che ci sono intorno.

Elisabetta Tonni