Poletti

Il jobs act del governo Renzi è davvero miracoloso: è stato in grado di creare posti di lavoro prima ancora della sua entrata in vigore. Tecnicamente parlando, la legge che riforma il lavoro, abolendo in buona sostanza l’articolo 18 e demansionando i lavoratori, ha cominciato ad avere la sua validità a partire dal 7 marzo.

Ma da alcuni giorni non si fa altro che leggere e sentir parlare dell’impulso benefico dato all’occupazione grazie ai provvedimenti del ministro Poletti e del suo presidente Renzi. La notizia che tiene banco è quella dei 79.000 contratti a tempo indeterminato registrato nei primi due mesi dell’anno, cioè gennaio e febbraio. E la critica su cui si discute maggiormente è limitata a capire se tali posti siano frutto della trasposizione dalla condizione di lavoratori precari a lavoratori senza tutele. Con una riconoscibile dose di onestà, il ministro Poletti e relativo entourage hanno provveduto a precisare che i lavoratori stabilizzati sono frutto non tanto del jobs act, quanto della legge di stabilità entrata in vigore a gennaio che prevedeva sgravi per le imprese che assumevano lavoratori a tempo indeterminato.

Stando alla discussione che si è innescata, si è lasciato credere che questa legge sia stata in grado di produrre i suoi effetti benefici già due mesi prima della sua entrata in vigore. Un errore di comunicazione? Certamente legato a quei soliti ‘pasticcioni superficiali’ dei giornalisti…

C’è un’altra ‘legge’ che il jobs act è stato in grado di rivoluzionare: l’effetto sul mercato del lavoro in relazione alla ripresa economica. I professori, massimi esperti di economia, concordano sull’affermazione che il mercato del lavoro si muove in positivo o in negativo con un effetto dilazionato nell’arco di un anno rispetto all’andamento economico di un paese. Detto in parole più semplici vuol dire che se c’è la ripresa economica, le imprese cominceranno ad assumere dopo circa un anno e viceversa: quando arriva la crisi, le imprese cercano di tener duro per un periodo statisticamente calcolabile in un anno e poi tagliano sui costi, riducendo il personale.

Il jobs act è invece così miracoloso da stravolgere anche questo rapporto di causa-effetto. In pratica, le imprese hanno avuto talmente tanta fiducia nella rivoluzione prodotta dal jobs act che è stato sufficiente il pretesto dello sgravio fiscale per assumere personale ancora prima che la legge entrasse in vigore (quindi con le vecchie regole contrattuali) e ancor prima di vedere i timidi segnali di ripresa. Ammesso che tali segnali esistano effettivamente. Infatti, il Pil mostra una leggera crescita congiunturale con un andamento leggermente superiore alle previsioni, ma gli ultimi dati sulla produzione industriale e sugli ordinativi non sembrano allineati a tanto ottimismo. Come è possibile che le imprese assumano prima ancora che inizino ad aumentare la loro produzione? Non solo non hanno prodotto di più, ma neanche dovrebbero farlo visto che gli ordinativi sono ancora in calo. Lo dicono i dati ufficiali. Eppure le imprese hanno investito sui dipendenti a tempo indeterminato. I conti non tornano.

Elisabetta Tonni