OGGI SIAMO TUTTI SBIRRI. E DOMANI…

Roma, 21 marzo 2017 – La prima giornata di Primavera che da molti anni è anche la giornata della memoria delle vittime della mafia sta diventando un po’ come il Natale. Il 24 e 25 dicembre si è tutti più buoni. Poi arriva il 26, il 27, il giorno dopo e il giorno dopo ancora. Il Natale diventa un ricordo e si torna a essere esattamente come si era fino al giorno prima della Vigilia.

Oggi siamo tutti sbirri“. La frase di Don Ciotti, fondatore di Libera, avrà una eco lunga nell’aria ed entrerà nella storia. E’ la versione positiva delle frasi “Don Ciotti è sbirro”, “Siete tutti sbirri” e “Meno sbirri e più lavoro” comparse sul muro perimetrale del vescovado, sul muro di un centro di aggregazione e su quello di una abitazione civile dietro una scuola e che il contesto ha reso offensive.

In effetti non c’è ingiuria alcuna a essere sbirri o a essere definiti tali. Anzi, nell’Italia di oggi dove la corruzione ha toccato livelli superiori a quelli di mani pulite (così dicono alcuni magistrati), il malaffare dilaga ovunque e le mafie sono sempre in agguato, servirebbero ancora più sbirri anche non appartenenti all’arma, disposti a denunciare ciò che vedono e sanno o quantomeno a prenderne distanze sane, lunghe e doverose. Don Ciotti lo ha capito subito che essere definiti sbirri non era un’offesa e non a caso ne ha fatto (giustamente) un grido di battaglia di questa giornata.

Il 21 marzo è il giorno in cui tutti siamo sbirri; tutti ricordiamo gli omicidi efferati, le vittime innocenti; tutti professiamo il valore della legalità; tutti ci sentiamo pervasi dal senso entusiastico di giustizia.

Poi arriva domani. Domani si tornerà a cercare Santi in Paradiso e qualche amico in Terra per risolvere un problema; si tornerà alla furbizia quotidiana piccola o grande. La cultura della legalità tornerà ad essere una frase a cui pochi daranno seguito. Le televisioni, oggi fioriere di programmazioni incentrate sull’antimafia, torneranno a preferire programmi discutibili da mandare in onda in barba ai tanti intrattenimenti seri, documentari e approfondimenti (la cultura è il primo antidoto) offerti con il contagocce. I salotti dei talk show torneranno a riempirsi di politici concentrati sui loro ombelichi attenti a guardare il punto percentuale guadagnato o perso. La scaletta degli argomenti dei mass media (piccoli o grandi, siti o blog) continuerà a essere influenzata dalle serp di Google. Come un cane che si morde la coda, giornalisti e non giornalisti si butteranno nella scelta delle notizie (come si è fatto anche prima dell’avvento di Internet) seguendo la scia degli argomenti di cui tutti parlano. Gli argomenti sulla lotta alla mafia passeranno di nuovo in terzo, quarto, quinto piano. I conduttori di programmi tv torneranno a dire “Un servizio sulla mafia? Fa il 5% di ascolti e il mio editore mi caccia“. Telespettatori e utenti continueranno effettivamente a preferire intrattenimento spicciolo. La cultura della legalità verrà relegata a iniziative senza troppo seguito, senza finanziamenti, lasciate alla libera volontà di chi si sente un po’ sbirro tutto l’anno. Il 21 marzo rischia di fare la stessa fine che fanno tante ricorrenze religiose. Passata la festa, gabbato lo Santo.

Elisabetta Tonni

 

 

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