Maltempo: su social network foto 'Shelf cloud' e doppio arcobaleno

Roma, 8 settembre 2015 – Le dimissioni del sindaco Marino con l’ombra del peculato s’irradiano nello spettro mediatico mondiale. E spengono definitivamente e realisticamente il folle e ambizioso sogno di Roma olimpica 2024. Una compagnia di bagonghi traina un progetto che raggiunge vette di velleitarismo impensabili. Marino doveva essere l’ariete dell’operazione ed è fermo ai box, a contare le ferite di una gestione che ha insanabilmente patito lo strappo con il Pd. Le altre punte di diamante dovrebbero essere Luca Di Montezemolo, imprenditore depresso dalle deludenti intraprese di Italo, della Ferrari e dell’Alitalia cioè colui che nelle chiacchiere da bar verrebbe definito “l’uomo buono per tutti i disastri”. Quanto a Malagò (presidente del Coni) era pronto a cogliere l’occasione di rilancio per uno sport italiano avvilito dagli scandali e a cui le proiezioni per i Giochi del 2016 accreditano non più di 21 medaglie totali con parecchi prestigiosi sport di squadra lontani dalla possibile qualificazione (ultimo il basket che ha sola vaga chance del torneo preolimpico). L’unione di tante cattive premesse può determinare un serio tentativo di “nomination”? Diremmo proprio di no. La situazione impiantistica di Roma è un autentico disastro come la gestione più complessiva della città al capitolo traffico, rifiuti urbani, valorizzazione del patrimonio museale. Degli esempi? Allo Stadio Flaminio, già tempio del rugby per il Sei Nazioni, l’erba è alta due metri e non s’intravede soluzione per il recupero funzionale di un impianto da 25.000 posti che ha il gran merito di essere insediato nel centro della città. I campi di atletica vivono la stagnazione dei bandi. E così alla Terme di Caracalla non s’intravede ancora una possibile funzionale gestione mentre l’Acqua Acetosa avrebbe bisogno di un pronto restyling. E’ vintage il ricordo del Velodromo Olimpico abbattuto mentre la gran parte degli impianti utilizzati per i Giochi del 1960 non risponde più alle condizioni standard imposte dal Cio. Sagge quelle città che hanno rinunciato dopo una prima valutazione al sogno olimpico. E si tratta di metropoli che versano in condizioni nettamente migliori di Roma per un’infinità di parametri. Il Comitato promotore di Roma 2024 ci subissa di comunicati in cui si proclama la solidarietà e lo slancio delle Federazioni. Proclami da Minculpop che non hanno il sostegno della base. Perché non si adisce a un referendum sul gradimento dei romani? L’esito a nostro avviso sarebbe scontato. Il presidente del Coni potrebbe rivolgere il proprio interesse ad altre problematiche. Come mai, non rispettando il dettato dell’Unione Europa, i grandi eventi sportivi non vengono trasmessi in chiaro in Italia?. Perché non si rivolge al Governo con una petizione? In Giappone circa 24 milioni di persone hanno potuto assistere alla partita con Samoa per la Coppa del Mondo di rugby. E così sei milioni di spagnoli hanno visto sul piccolo schermo la finale dei campionati europei di basket con la Lituania Gli ascolti italiani per queste due eventi sono rimasti confinati ben sotto il milione stante il monopolio di Sky alla voce “diritti sportivi”. Perché non si fa alcuno sforzo per rispettare i dettati internazionali? Rinunciare oggi alla chance olimpica vorrebbe dire risparmiare soldi e energie che invece (temiamo) saranno messe in circolo fino a settembre 2017, il mese della scelta.

Daniele Poto