OMICIDIO DI ALATRI, CONSIGLI DI UN ERGASTOLANO PER COMBATTERE IL BULLISMO. E NON SOLO QUELLO

massimo marnetto
Massiimo Marnetto, autore dell’articolo

Roma, 5 aprile 2017 – Alcune, poche ma sufficienti, parole mi tornano in mente quando leggo di gravi reati commessi da giovani, come il mortale pestaggio, cioè un omicidio, avvenuto fuori da una discoteca di Alatri, con cui ha perso la vita Emanuele Morganti.

Avevo appena finito di parlare della Costituzione in un carcere. Strette di mano, apprezzamenti, battute con i reclusi.Poi, un “fine-pena-mai” mi ha detto una cosa: Portateci i ragazzi qui dentro. Quelli che vivono nelle borgate (lui le periferie le chiamava ancora così). Quelli che fanno i galletti, i prepotenti, i capetti. Quelli a rischio, insomma. Portateli qui, che ce parlo io. Je faccio vede’ le sbarre, i corridoi, le donne nude dei calendari sulla parete, le uniche che vedi, le celle co’ le brandine a castello, i bagni dove te fai il caffè co’ la puzza di chi c’è appena stato. E dopo mezza giornata da carcerato je direi: vedi tu fra un po’ te ne vai perché non hai fatto cazzate. Ne basta una e te ritrovi come niente qui dentro. Per anni. O per sempre, come è capitato a me. Mo lo sai. Pensace prima de fa’ er boss. Questo gli direi. E ‘na bella visita guidata come questa, se la fai da ragazzetto, te rimane in testa. E t’aiuta a non rovinatte”.

Se quei ragazzi che hanno ammazzato a calci e pugni un loro coetaneo avessero fatto quella “visita guidata” di mezza giornata al primo problema con la giustizia; se avessero sentito le parole di un ergastolano; forse non sarebbero arrivati a tantoForse.
Massimo Marnetto