GdF confisca il patrimonio agli eredi di Spagnoli, il soggetto coinvolto con Cerroni nell’affare Malagrotta

Altri 7 milioni e mezzo di euro sono stati sottratti dalla disponibilità dei soggetti che li hanno accumulati illegalmente. E’ il frutto dell’operazione “Quinta Colonna” condotta dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Roma.

Di Elisabetta Tonni

Roma, 15 febbraio 2018 – Le fiamme gialle mettono a segno un altro colpo al sistema dell’illegalità. Ad essere aggredito questa volta è stato il patrimonio degli eredi di Arcangelo Spagnoli che era risultato coinvolto nelle vicende giudiziarie di Manlio Cerroni, il gran gestore della discarica di Malagrotta. Spagnoli è deceduto nel 2012, ma questo non ha impedito agli eredi di vedersi sottrarre il patrimonio del valore di sette milioni e mezzo di euro.

Secondo la Guardia di Finanza, i beni mobili e immobili confiscati sono il frutto delle attività illecite condotte da Spagnoli che, fino al giugno 2008, ha rivestito la carica di Responsabile Unico del Procedimento in seno all’Ufficio del Commissario Straordinario per l’Emergenza Ambientale della Regione Lazio, rappresentando – come è scritto nel comunicato stampa della GdF  – “il punto di snodo fondamentale tra la struttura Commissariale, la Regione e il gruppo Cerroni”, nonché “vera e propria QUINTA COLONNA dell’organizzazione”.

A far emergere le malefatte da cui scaturirono le indagini aveva contribuito ancora una volta anche la sproporzione fra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato che, grazie alla normativa antimafia, è stato possibile aggredire anche se era entrato a far parte della proprietà degli eredi. Il patrimonio è stato ritenuto me evidenziato nell’ordinanza – “indissolubilmente legato alla pericolosità del soggetto che ebbe a produrlo, e continua quindi a recare in sé tale pericolosità indipendentemente dalle vicende personali di costui”.

Nel dettaglio sono diventati di proprietà dello Stato (che li devolverà alle pubbliche amministrazioni competenti per territorio) quattro appartamenti con relative pertinenze (una cantina e due box auto) di cui due in Roma e uno in provincia di Siena (per il valore di circa 2 milioni di euro) e uno in Svizzera nella città di Lugano (per un valore economico di circa 500 mila euro e per il quale è stata avviata una apposita rogatoria internazionale); tutte le quote sociali della S.T.Q. S.r.l. e il relativo compendio aziendale composto da un capannone industriale e un impianto fotovoltaico ubicati in provincia di Macerata, per un valore economico complessivo pari a circa tre milioni di euro; le somme depositate sui conti correnti degli eredi, fino alla concorrenza di circa 2 milioni di euro.