POTERI FORTI E RETORICA PER UNA CANDIDATURA SENZA BASI. ROMA 2024 È SOLO UN FUOCO DI PAGLIA

Logo-Roma-2024Roma, 23 dicembre 2015 – Il meccanismo auto-referenziale instaurato dal Comitato Promotore di Roma 2024 non sembra trovare oppositori. La città che solo 72 ore fa ha avuto la certezza di poter festeggiare il Capodanno con un’erogazione comunale (certezza acquisita con l’anticipo di mesi da remoti paesini della provincia), la capitale dell’inquinamento e delle targhe alterne, del Colosseo presidiato dai centurioni “illegali”, del sindaco assente, di Mafia Capitale, degli impianti sportivi latitanti, ora, per mano e bocca di un pugno di dirigenti (alla testa Luca di Montezemolo e il presidente del Coni, Malagò) supportata dai giornali sportivi per ovvie questioni di cointeressenza editoriale, arriva al punto di spingersi di auto-considerarsi favorita. Per i “noti problemi di Parigi” (sciacallaggio sul terrorismo? Terrorismo anch’esso?), per le troppe organizzazioni concesse in passato a Los Angeles, per l’attitudine autoritaria del governo di Orban in riferimento alla candidatura ungherese di Budapest. Questo ranking però è solo italiano. Come ci considerano all’estero? Come un paese che non è ancora uscito dal tunnel dell’emergenza (vedi le riserve dell’Unione Europea sulla Legge di Stabilità “renziana”), come una nazione di vaste promesse e di vaghe realizzazioni. Dunque quel primo posto tutto italiano va rimodellato in un terzo perché Parigi vorrebbe festeggiare un secolo dopo l’Olimpiade del 1924, Los Angeles ha tutti gli Stati Uniti dietro dopo la rinuncia di Boston mentre è indubbio che Budapest abbia scarse chance. La recente approvazione in Legge conferisce al Comitato Promotore una prima fiche economica di dieci milioni che saranno spesi in pubblicità e lavoro di lobbying. Inutile a nostro avviso perché la capitale, già tartassata da un debito micidiale, spenderà invano queste finanze in un debilitante sgocciolamento di fondi di qui al settembre 2017, quando verrà presa la decisione finale. Ma a qualcuno, ricalcando la frase apocrifa di De Coubertin, fa piacere questo trend, reputa che “l’importante sia partecipare” per ridestare energie sopite che, più convenientemente, andrebbero spese in tutt’altra direzione. Per il riassetto graduale di una città con servizi pubblici carenti, con una metropolitana C semi-bloccata da beghe infrastrutturali, con una raccolta differenziata dei rifiuti che funziona solo sulla carta. E’ questo in fondo il motivo per cui, a differenza della ben più munita Amburgo, non si rischia il referendum che metterebbe in ginocchio la candidatura riscuotendo il dissenso maggioritario dei romani. Ci si limiterà a qualche sondaggio compiacente, veicolato da domande retoriche, per confortare lo zelo dei poteri forti e una deriva felicemente stoppata dal Governo Monti per la candidatura del 2020. Cosa sia cambiato in un paio di anni non si sa. Forse l’unica variazione è la transizione dal realismo-pessimismo montiano alla narrazione gaudente di Renzi. L’atteggiamento del mainstream è quello del giocatore di poker che ha perso la posta ma ricorre a un extra-budget per un ultimo colossale bluff. Dunque per dirla con la pubblicità “non solide realtà ma false promesse”.

Daniele Poto

 

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