PRIMARIE MILANO, LO STRANO CASO DEI CINESI E MISTER PD

Roma, 7 febbraio 2016 – Non c’è nulla di cui meravigliarsi dell’affluenza massiccia dei cinesi alle primarie del Pd per la scelta del candidato a Sindaco di Milano. Non c’è nulla da meravigliarsi neanche sulla loro scelta, stando ai mass media, per Giuseppe Sala.

I cinesi hanno potuto ben apprezzare il lavoro egregio svolto dal commissario all’Expo 2015. E lo hanno potuto apprezzare ancora meglio di quanto potessero fare gli italiani. Non va dimenticato che l’Esposizione Universale precedente è stata ospitata a Shanghai, cioè in Cina.

L’indiscutibile successo dell’Expo, da tutti decantato, ha surclassato a livello di fama quello orientale e forse anche quelli precedenti. Giuseppe Sala ha lavorato sodo, senza soste, senza risparmiarsi e i cinesi conoscono bene quel genere di impegno. I cinesi sono abituati a non conoscere pause, lavorare giorno e notte; spesso dormono anche nei retrobottega dei posti di lavoro pur di essere ancora più efficienti. Non dimentichiamo, poi, che il tema dell’Expo milanese è stato “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. I cinesi sono fortissimi come imprenditori di ristoranti e, negli ultimi anni, anche di bar italiani. Quindi per loro è stato ancora più facile apprezzare il lavoro svolto nel far diventare di successo un’Esposizione che era partita con il piede sbagliato, in mano alle mafie, alle corruzioni. Per fortuna è stato tutto sistemato per tempo e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, figuriamoci se potevano sfuggire agli occhi dei cinesi!

Non hanno dunque senso le lamentele sul fatto che, come riportato da alcuni mass media, nella zona di via Sarpi, sia stato montato un gazebo per spiegare le modalità di voto sia in lingua italiana che cinese. Certo, c’è un’interessante tesi di laurea di Thomas Aureliani, relatore prof. Fernando Dalla Chiesa, intitolata “La criminalità cinese a Milano, il caso di via Paolo Sarpi”,di cui si consiglia la lettura da questo link: http://www.stampoantimafioso.it/wp-content/uploads/La%20criminalita%20cinese%20a%20Milano,%20il%20caso%20di%20via%20Paolo%20Sarpi.pdf ma va precisato che quello è il tradizionale quartiere cinese di Milano. È evidente che se i cinesi sono tutti concentrati lì, lì sarà concentrato anche il fenomeno mafioso. Già nel 2004 quell’area risultava essere la chinatown milanese. Ecco quanto documentato con articolo: http://www.tuttocina.it/mondo_cinese/117/117_colo.htm#.VrcZ7SrhBhE

Anche tecnicamente, non si può neanche parlare di voto pilotato. Se i cinesi sono cinesi, scrivono in cinese. Immaginiamo la difficoltà nello spoglio delle schede se il nome del candidato fosse stato scritto in ideogrammi. Il traduttore era indispensabile. D’altra parte anche i cinesi di Milano hanno diritto di partecipare in maniera attiva alla vita politica della città che li accoglie. Anzi! È un’inciviltà che non possano partecipare anche alle amministrative e alle politiche. Che senso avrebbe esportare la democrazia a suon di attacchi militari nelle aree calde del Mediterraneo (e del mondo), se non cominciamo a far votare gli extracomunitari presenti sul territorio italiano? Piccoli segnali che contano.

Elisabetta Tonni

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