REFERENDUM COSTITUZIONALE, CHI TROPPO VUOLE…

Roma, 30 novembre 2016 – Sul #referendumcostituzionale del #4dicembre, hanno ragione coloro che dicono che esistono accozzaglie e persone intellettualmente rispettabili sia sul fronte del #sì, sia sul fronte del #no.

E’ vero che se ogni italiano avesse la possibilità di scrivere una modifica, uscirebbe un numero di proposte superiore a quello dei relativi autori. E’ noto a tutti il detto popolare che otto persone esprimono dieci opinioni diverse. Dalla schiera dei più esperti, cioè i costituzionalisti di professione, alla schiera dei meno esperti, i cittadini comuni, ognuno ha la sua idea. Molte sono condivise dai due schieramenti e spesso la linea di demarcazione è creata da alcuni dettagli in grado di inficiare sul concetto portante.

Sulla base di questo principio rientra, primo fra tutti, il fastidio causato dalla portata delle variazioni alla #Costituzione legate una all’altra senza possibilità di discernimento. Insomma, “il pacchetto è questo: prendere o lasciare“. L’errore maggiore è proprio in questo principio. Ed è anche in questo principio che si svela la linea impositiva della #riformacostituzionale. E’ come andare in un negozio di abbigliamento per acquistare un capo e scoprire che l’acquisto di tale vestiario sia inscindibile dall’acquisto degli accessori: cintura, scarpe, guanti, borsa, sciarpa, cappotto e cappello. Se il numero degli accessori sgraditi è vincolato sine qua non all’abito gradito accade inevitabilmente che si preferisca rinunciare al vestito nuovo. Peccato. Se si introducessero i cambiamenti valutandoli singolarmente e in maniera indipendente l’uno dall’altro, forse alcuni di questi passerebbero e il popolo avrebbe la possibilità di esprimersi in pieno e veramente nel rispetto della democrazia. Ed è esattamente il motivo per cui il Costituzionalista Valerio Onida aveva presentato il ricorso al Tribunale di Milano e al Tar del Lazio. In buona sostanza, Onida – come tutti ricorderanno – si era opposto alla modalità sul quesito referendario da sottoporre ai cittadini. I Tribunali, però, non hanno trovato irregolarità su una questione più politica che giuridica.

In Italia ci sono molte menti eccelse e preparate sui temi della #Costituzione. Professori emeriti o attuali ed esperti costituzionalisti esistono in entrambi gli schieramenti a partire da quello di #iovotono per finire a quello del #bastaunsi che gli si contrappone. Affidare la #riformacostituzionale a un Comitato di massimi esperti e invitarli al confronto serrato fino a che non avessero presentato un testo condiviso, avrebbe già rappresentato un primo passo di garanzia e di maggior fiducia nei confronti dei cittadini.

L’uomo della strada può e DEVE dire che cosa ne pensa di una proposta che lo riguarda direttamente (anche se la percezione – sbagliata – di molti uomini della strada è quella che la #Costituzione non li riguardi poi così da vicino), ma non si può chiedere loro di studiare nel dettaglio alcuni tecnicismi #costituzionali, ché se lo sapessero fare a che cosa servirebbero gli studi lunghi una vita affrontati dai costituzionalisti?

C’è chi ha gli strumenti culturali per separare i due aspetti: valutare la riforma e apprezzarla o disapprovarla in maniera indipendente dalla valutazione dell’operato del #governorenzi.

Il cittadino comune, invece, è in grado di capire l’essenza di un concetto e valutare se gli piace o non gli piace. Sa anche subodorare se dietro una proposta che gli piace si cela una controproposta che gli piace molto meno. Ecco che scatta il meccanismo della fiducia. E’ una corbelleria dire che una #riformacostituzionale di tale portata debba essere valutata solo nel merito senza che essa diventi uno strumento per la valutazione dell’operato del #Governo. Poiché il testo rinnovato non è stato partorito da un Comitato di massimi esperti, quindi votato dal Parlamento con tutto l’iter legislativo previsto, ma è frutto (ben che vada) dei rappresentanti del Governo (poi votato dalle due Camere, eccetera, eccetera) è inevitabile che il ‘cittadino della strada’ sia influenzato dal livello di gradimento che ripone in #Renzi e nella sua squadra.

Detto in maniera più semplice: se non ho gli strumenti conoscitivi per valutare nel dettaglio la riforma, mi devo fidare di chi me la propone. Mi fido o non mi fido?

Continuare a sostenere che si debba discutere solo del merito delle riforme significa voler tagliare fuori dalla dibattito pubblico una bella fetta di cittadini. E questo è contro i principi della democrazia e del suffragio universale. Che almeno per il momento esiste ancora. Forse.

Elisabetta Tonni

 

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