ROMA 2024, GLI IMPIANTI ABBANDONATI SONO IL VERO SCANDALO

Logo-Roma-2024Roma, 23 settembre 2016 – La rinuncia di Roma 2024 è il minimo indispensabile che si potesse fare. Ora che il sipario è calato (definitivamente?) sul tentativo di ribadire per Roma la candidatura ai Giochi Olimpici 2024 vale la pena di ricordare che la chance sarebbe quella di un’outsider, a fronte del grande favore nel pronostico di Parigi e, a un’incollatura di Los Angeles. Cosa rimane sul tappeto di quella grande città decadente chiamata Roma? Un senso di desolazione per la demagogia nel legare il grande irripetibile evento olimpico a una sorta di palingenesi per l’impiantistica sportiva di base, dimenticando che nella capitale il vero problema per ogni nuova piscina o campo di basket di nuova creazione non è tanto il varo o l’inaugurazione ma la gestione e la manutenzione. C’è qualcuno pronto a prendersi le colpe per aver abbandonato lo Stadio Flaminio in disastratissime condizioni dal 2011 in avanti, praticamente da quando è stato abbandonato dal Sei Nazioni di rugby? D’accordo, l’impianto è di gestione del Comune di Roma. Ma il Coni poteva rimanere indifferente di fronte al disastro? E la Federugby quando ha trasferito le partite della nazionale all’Olimpico ha tenuto conto di cosa abbandonava e di come la struttura si sarebbe deteriorata nel corso degli anni? Risultato? Per rendere agibile il Flaminio oggi occorrono 45 milioni e non si vede chi li possa sborsare. E per l’Olimpiade eventualmente a cosa sarebbe servito il Flaminio? Qualcuno si illude che i 1700 milioni di euro messi a disposizione dal CIO potessero servire per un restyling della città, dimenticando che i combinato disposto dello stanziamento prevede una rigorosa osservanza di spese mirate per i Giochi. Roma manca completamente di un’impiantistica atta allo scopo con la sola eccezione del Palazzo dello Sport, oggi Palalottomatica, che si è salvato dall’eclissi solo perché affidato a uno sponsor dell’azzardo che lo ha gestito con puri intenti commerciali, cioè nessun evento sportivo e tante convention, tanti concerti di richiamo. Il Coni non ha alcuna responsabilità nell’aver ignorato anche il lento declino del Palazzetto dello Sport di viale Tiziano? Oggi non c’è un bando di gara e i prezzi per una gestione anche provvisoria sono talmente alti che sconcertano le squadre romane di basket che partecipano al secondo campionato nazionale. E non è uno scandalo a cielo aperto, la vera vergogna romana (non l’aver rinunciato all’Olimpiade) il lavoro non ultimato di Calatrava a Tor Vergata per il cui completamento occorrono più denari di quelli spesi per la sua parzialissima costruzione (400 miliano contro 250)? Così la candidatura olimpica sarebbe stato un salto nel vuoto e nulla avrebbe pareggiato il suo velleitario wishful thinking. Neanche la supposta maleducazione del sindaco e la zuppa di verdura di un Malagò neanche troppo irritato per una svolta di cui aveva preso coscienza molti giorni prima, finte stupefazioni a parte, avrebbero potuto invertire l’andamento di un bilancio che nasce già in perdita.

DANIELE POTO

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>