Fusti per lo stoccaggio delle  scorie nucleari (Foto: Elisabetta Tonni)

Fusti per lo stoccaggio delle scorie nucleari (Foto: Elisabetta Tonni)

Roma, 22 settembre – Ma che fine ha fatto la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, volgarmente detta Cnapi, ad ospitare le scorie nucleari passate, presenti e future? Se ne sono perse le tracce. La sua pubblicazione era prevista in un primo tempo per metà giugno 2015, cioè alla vigilia di molte elezioni amministrative. I ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico però volevano essere certi di agire nell’interesse e a tutela della salute dei cittadini e chiesero un supplemento di verifica a Ispra e Sogin, i soggetti pubblici coinvolti nella procedura dello smaltimento delle centrali nucleari, volgarmente detta ‘decommissioning’.

La data di pubblicazione della Carta era così slittata di circa due mesi, al 20 di agosto. Più di un mese è passato e del via libera da parte del Mise e del ministero del’Ambiente, volgarmente detto Mattm, ancora nulla. Nel frattempo sono invece partite le lodevoli campagne di comunicazione sull’utilità e la sicurezza del deposito nazionale.

Come recita il comunicato del 27 luglio, “Sogin ha lanciato ieri sulle principali reti televisive nazionali la campagna informativa sul progetto del Deposito Nazionale, l’infrastruttura dove saranno sistemati definitivamente i rifiuti radioattivi italiani, oggi stoccati in decine di depositi temporanei distribuiti sul territorio. Oltre alla tv, la campagna sarà veicolata anche su radio, web e stampa”. E che cosa dice lo spot da 3,2 milioni di euro realizzato da una delle agenzie pubblicitarie più importanti e proposto per quattro mesi? In buona sostanza veicola il messaggio che il Deposito nazionale sarà realizzato con il coinvolgimento dei cittadini e che dovranno sentirsi davvero sicuri di ciò che avverrà nel loro giardino. Forse la rassicurazione è veramente necessaria, viste le barricate che cominciano a spuntare un po’ qua e un po’ là sui territori al solo serpeggiare del dubbio di essere i fortunati vincitori per ospitare il Deposito delle scorie. Era già successo alcuni anni fa, quando un’insurrezione popolare fece sfumare l’ipotesi di stoccare i 90mila metri cubi di rifiuti nucleari, di cui 15 mila ad alta attività, a Scanzano Jonico, in provincia di Matera.

Per prevenire i tumulti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Claudio De Vincenti, nel maggio scorso si affrettò a dire che il Governo si aspetta un eccesso di candidature da parte delle Pubbliche amministrazioni che si vedranno inserite nell’elenco delle papabili; un eccesso dovuto al prestigio in termini di innovazione tecnologica e di ricerca nell’ospitare il Parco tecnologico, cioè il deposito dei rifiuti radioattivi.

Claudio De Vincenti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri (Foto: Elisabetta Tonni)

Claudio De Vincenti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri (Foto: Elisabetta Tonni)

Nonostante le rassicurazioni verbali del sottosegretario e quelle deducibili dal progetto che prevede una iper-cementificazione a tre livelli nello stoccaggio con una garanzia di tenuta per 300 anni, alcune comunità che in qualche modo si sentono additate come potenziali “fortunate”, stanno già alzando la voce. Le proteste più numerose si registrano in Sardegna dove, chissà se a torto o a ragione, si teme che ci siano le caratteristiche territoriali indicate nella guida tecnica numero 29 prodotta dall’Ispra.

Nell’attesa inspiegabile di avere il via libera da parte dei due Ministeri alla pubblicazione dell’elenco dei siti interessati, la campagna di comunicazione di Sogin ha segnato un’altra tappa importante: il 28 agosto ha lanciato l’iniziativa “Officina Futuro”, il concorso di idee che mira a raccogliere le migliori proposte di concept architettonico del futuro Parco Tecnologico che sorgerà all’interno del Deposito Nazionale, l’infrastruttura di superficie dove saranno sistemati i rifiuti radioattivi provenienti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca e dagli impianti nucleari italiani, oggi in fase di smantellamento”. Il comunicato ribadisce il concetto che “Il Parco Tecnologico sarà un centro di ricerca e formazione a livello internazionale dedicato, in particolare, a studi nel campo dello smantellamento degli impianti nucleari, della gestione dei rifiuti radioattivi e della salvaguardia ambientale. È l’unico caso al mondo di costruzione di un Deposito Nazionale assieme ad un Parco Tecnologico”.

Centrale nucleare di Borgo Sabotino a Latina (Foto: Elisabetta Tonni)

Centrale nucleare di Borgo Sabotino a Latina (Foto: Elisabetta Tonni)

E però, nonostante tanti aspetti positivi nell’avere il Parco Tecnologico, l’autorizzazione a rendere pubblica la famosa Cnapi (l’elenco dei siti) ancora non arriva. Sottosegretario De Vincenti: se come dice lei siete sicuri che non ci saranno proteste, ma che anzi vi ritroverete a gestire un eccesso di candidature da parte dei Comuni in elenco desiderosi di prendersi le scorie nucleari, perché ancora si tarda a dare il via libera alla pubblicazione della Cnapi?

Elisabetta Tonni