SCORIE NUCLEARI IN CERCA DI DEPOSITO (NAZIONALE)

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Siamo davvero sicuri che la centrale nucleare di Borgo Sabotino non sarà individuata come il sito destinato a ospitare tutte le scorie nucleari passate, presenti e future? La domanda è d’obbligo.

A dire quali saranno le aree potenzialmente idonee ad diventare la ‘discarica nazionale’ dove stipare 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi sarà la Sogin, cioè la società per azioni dello Stato costituita per lo smantellamento degli impianti nucleari italiani (decommissioning) utilizzati come depositi temporanei e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare.

Nel complesso, i rifiuti da conservare in eterno sono composti da 75 mila metri cubi di bassa e media attività radioattiva e da 15 mila metri cubi ad alta attività. Il deposito nazionale dovrà contenere non solo le scorie già prodotte, ma anche quelle future. Il volume attuale è composto da un 60% di rifiuti radioattivi derivanti dalla produzione di energia quando le centrali erano in funzione e da un 40% originato dalle attività di medicina nucleare, industriale e di ricerca. E queste ultime continueranno a salire.

Ma come farà Sogin a scegliere il luogo più sicuro, a prova di qualsiasi rischio ambientale e di salute per l’uomo? Sogin si è attenuta alle indicazioni fornite da Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, sottoposto alla vigilanza del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, preposto a indicare quali fossero le caratteristiche territoriali delle aree idonee a ospitare il deposito nazionale.

Il 4 giugno 2014, infatti, Ispra ha pubblicato la Guida Tecnica n. 29 e reso pubblici i criteri di localizzazione delle aree. Sulla base di questi documenti Sogin ha redatto la Cnapi (Carta nazionale aree potenzialmente idonee). In pratica ha scritto un elenco di Comuni destinati ad ospitare il deposito nazionale e il parco tecnologico e l’ha trasmesso a Ispra in data 2 gennaio per verificare ulteriormente se tutto fosse conforme alle indicazioni ricevute proprio dall’Ispra.

Il 13 marzo Ispra ha convalidato l’idoneità delle aree individuate da Sogin e ha spedito il documento ai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico (e alla stessa Sogin). Adesso spetterà ai due Ministeri dare il consenso alla Sogin a pubblicare entro un mese, cioè entro il 15 di aprile circa, l’elenco che è ancora in forma riservata. Con la pubblicazione della Carta, si avvierà una consultazione pubblica con i Comuni delle aree individuate per verificare chi si renderà disponibile a ospitare il deposito nazionale.

Un elenco ufficiale, dunque, già esiste, ma non si conosce il numero delle aree individuate e né si conosce la loro dislocazione territoriale (Nord Italia, Centro, Meridione o Isole). E che cosa succederà se nessuno dei Comuni coinvolti accetterà di ospitare il deposito nazionale e il parco tecnologico? Un’area era già stata scelta: quella di Scanzano Jonico, in provincia di Matera. La popolazione però è insorta, costringendo tutti a fare un passo indietro e a individuare altri siti. Secondo la Sogin, la pubblicazione della Carta e quella contestuale del progetto preliminare apriranno una fase di consultazione pubblica e di condivisione che culminerà in un seminario nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati. E sempre Sogin ha già spiegato per il tramite del suo sito che “il deposito nazionale è un’infrastruttura ambientale di superficie dove mettere in totale sicurezza tutti i rifiuti radioattivi. Sarà realizzato all’interno di un parco tecnologico un centro di ricerca dove svolgere attività nel campo del decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile”.

È possibile che alcune delle centrali esistenti in Italia possano essere tramutate da deposito temporaneo a deposito centrale? Questo è il timore di tutti i residenti e che nessuno ad oggi è in grado di scongiurare pubblicamente.

Elisabetta Tonni

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