SOGIN, LE SCORIE NUCLEARI ALTAMENTE RADIOATTIVE SARANNO CONSERVATE IN UN SITO GEOLOGICO

LA CNAPI, LA carta che contiene l’elenco dei siti potenzialmente idonei a ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari è ancora nei cassetti del ministero dell’Ambiente. Intanto le centrali nucleari aprono i loro cancelli per le visite ai cittadini. Prima del loro smantellamento mostrano pezzi da archeologia industriale, che invece varrebbe la pena di conservare. 

Roma, 8 maggio 2017 – Le scorie nucleari ad alta attività non finiranno per sempre nel Deposito nazionale. A illustrare meglio e più nel dettaglio il percorso per lo smaltimento e stoccaggio dei rifiuti radioattivi è Luca Desiata, amministratore delegato di Sogin, la società incaricata dello smantellamento (il cosiddetto decommissioning) delle centrali italiane rimaste in funzione fino al 1987.

La destinazione finale differenziata fra le tipologie di scorie radioattive si arricchisce di una novità. Come spiega in questo video l’A.d. di Sogin, le scorie più pericolose devono essere stoccate in un sito geologico. Ci sono paesi come l’Italia dove i costi per la realizzazione di tale luogo non sarebbero sostenibili rispetto alla quantità di materiale da conservare. Per questo motivo si sta pensando alla individuazione di due o tre siti geologici regionali a livello europeo, dove le scorie interrate saranno al sicuro per 100mila anni.

Le videoregistrazioni sono state realizzate il 5 maggio in occasione della seconda edizione di Open Gate, l’iniziativa con cui Sogin permette ai cittadini di visitare l’interno delle centrali nucleari. Ora sono diventate veri e propri musei di archeologia industriale estremamente affascinanti e di interesse pubblico. Anche questa volta, come nel 2015, c’è stato il tutto esaurito.

Il deposito nazionale in progettazione dal 2010, come già scritto più volte su questo sito, diventerà il luogo definitivo per il materiale a bassa e media attività, mentre sarà lo stoccaggio solo temporaneo per i rifiuti ad alta radioattività.

Questi ultimi sono quelli percentualmente più insignificanti (in Italia) rispetto al totale, ma più pericolosi e sono il frutto delle attività medico diagnostiche e di quelle dovute alla ricerca industriale e scientifica.

Si tratta cioè dei rifiuti destinati comunque ad aumentare nel tempo. Per questo motivo le scorie nucleari, in base al tempo del loro decadimento, prenderanno in Italia due percorsi definitivi distinti. La diversa destinazione definitiva finale era già prevista nel piano di decommissioning e quindi non può rappresentare motivo di ritardo sul percorso ormai avviato.

Non si sa perché, ma sta di fatto che la procedura sospesa due anni fa ancora non riprende il suo cammino. Il blocco riguarda sempre il mancato via libera da parte dei ministri Galletti (Ambiente) e Calenda (Sviluppo Economico) alla pubblicazione della Cnapi, la carta che contiene l’elenco dei siti potenzialmente idonei a ospitare questo famoso deposito nazionale.

Due anni fa, il sottosegretario De Vincenti assicurò che il programma di smantellamento sarebbe stato considerato una priorità dal Governo, proprio per recuperare il ritardo che già allora era stato accumulato e che adesso si appesantisce di altri 24 mesi.

LE TAPPE DEL CRONOPROGRAMMA

Ecco il programma previsto per la costruzione del deposito nazionale delle scorie nucleari e parco tecnologico
Ecco il programma previsto per la costruzione del deposito nazionale delle scorie nucleari e parco tecnologico

Stando al cronoprogramma, nel corso del 2017 già si sarebbe dovuto procedere con il decreto di localizzazione. Nel frattempo, sembra vacillare la certezza di De Vincenti che i Comuni italiani si sarebbero contesi la possibilità di ospitare il deposito nazionale e annesso parco tecnologico.

Al momento attuale, nessun Comune sembra aver manifestato interesse. Ma fino a che i due Ministeri interessati (soprattutto l’Ambiente) non rilascia l’autorizzazione alla pubblicazione della Cnapi, nessuno potrà sapere chi avrà tanta fortuna da custodire per sempre i bidoni contaminati con relativa ipercementificazione e protezione a quattro barriere.4

 

A differenza di due anni fa, questa volta nessun rappresentante politico a livello nazionale si è fatto vedere fra giornalisti e cittadini. L’interruzione del programma potrebbe influire sui conti pubblici, come già scritto in un precedente articolo pubblicato sempre su questo sito.

Affinché si riprenda la marcia, i ministeri debbono aprire i cassetti e affrontare la questione. Da Sogin, nessuna indiscrezione sui siti, tranne le loro caratteristiche contenute nella guida n. 29 e già resa pubblica da tempo. Si parla di circa una ventina di siti ‘papabili’, ma nessuna conferma o smentita arriva su queste voci. Viene invece negato che nell’arresto dell’iter possa aver in qualche modo influito l’attenzione e l’importanza che la politica ha dato al referendum costituzionale. Intanto, la Sardegna continua a essere una delle regioni italiane a manifestare maggiore preoccupazione sull’argomento: preoccupazioni non verificabili su cui solo la pubblicazione della Cnapi potrà mettere la parola fine.

Elisabetta Tonni