tessitore_egizianoRoma, 15 febbraio 2016 – Sotto sevizia, voi forniste agli aguzzini i dati per entrare sul vostro profilo facebook o accedere agli sms del telefonino? Giulio Regeni si è messo in contatto con la fidanzata parlando con la sua voce oppure solo per via telematica? Anche ammesso che le comunicazioni sui social di Regeni fossero veramente sue, se voi foste un testimone vero (a proposito, si tratta di testimoni egiziani o italiani?) in un paese a stampo dittatoriale, adattereste un po’ la vostra versione (tipo, anticipare l’orario di quanto visto) nel timore di subire lo stesso tragico destino riservato a Regeni? Vi sorprenderebbe che un cittadino (soprattutto in un paese autoritario) possa essere corrotto (anche solo dalla paura) per fornire una testimonianza falsa? Chi sta mettendo in atto i depistaggi nella ricerca di quanto accaduto al Cairo e del perché sia accaduto?

I mass media italiani stanno lavorando e passando al setaccio, come si fa nelle inchieste, ciò che viene loro raccontato o si limitano a riferire le dichiarazioni del ministro di turno che chiede piena collaborazione all’Egitto, vista la partnership importante che esiste con l’Italia? Che può dire mai un ministro davanti ai microfoni e ai registratori?

La storia di Giulio Regeni somiglia sempre di più a quella cosa che più si rovista e più puzza. Assetati di descrizione macabre, la maggior parte dei mass media italiani fornisce dettagli sulle torture inflitte al ventottenne friulano, ma poco e niente si indaga sui motivi sociali, politici ed economici che hanno lo condotto verso una fine macabra. Quanti e quali tipi di interessi politici, militari ed economici legano l’Italia all’Egitto? C’entra qualcosa tutto ciò con la morte di Regeni? È stato ucciso, perché scambiato per una spia? E nel caso di questo sciagurato errore, per chi avrebbe fatto la spia? La sua uccisione avrà ripercussioni future?

Anche Davide Maria de Luca si è posto domande simili e ha scritto alcune considerazioni in merito, corredate da numeri e circostanze, nell’articolo sul quotidiano Libero, intitolato Tutti gli interessi dell’Italia in Egitto dietro al silenzio di Renzi sul caso Regeni, che il sito Cinquantamila ripropone a questo link:

http://www.cinquantamila.it/storyTellerArticolo.php?storyId=56c1aa8bb4a6b

Perché i mass media italiani continuano a riempire gli spazi con contenuti di pura cronaca come i dettagli sulle sevizie, le registrazioni sparite delle telecamere o con gli articoli falsamente attribuiti post-mortem a Giulio Regeni? È vero che una delle più grandi testate è caduta nel pasticcio, come sostiene il portale Tiscali (http://notizie.tiscali.it/esteri/articoli/Lincredibile-pasticcio-dei-falsi-articoli-di-Regeni/), della pubblicazione dei presunti articoli di Giulio Regeni sotto pseudonimo?

Nonostante i depistaggi (volontari e involontari, egiziani e non egiziani) abbiano l’obiettivo di allontanare la verità, stanno producendo l’effetto contrario: alimentano sospetti e diffidenze verso i messaggi che si cerca di far passare.

Sono tante le domande che attendono una risposta, ma una ha la precedenza su tutte: sapere quale posizione intende prendere l’Italia per chiedere giustizia nei confronti di un cittadino, un cervello fra i più promettenti già in fuga, barbaramente martoriato fino alla morte. Perché almeno questa è l’unica certezza che ormai appare evidente. Non fosse altro per il fatto che ai familiari è stato impedito di vedere e salutare il loro figliolo per l’ultima volta.

Elisabetta Tonni