Te la racconto io la buona scuola

Palazzo Chigi (foto: Elisabetta Tonni)
Palazzo Chigi (foto: Elisabetta Tonni)

Con la ripresa dell’anno scolastico è utile fare un bilancio sulla Buona Scuola. Davvero è riuscita a migliorare la qualità dell’insegnamento e l’efficienza delle scuole? Ognuno ha le sue opinioni che si formano osservando quanto avviene.

di Adele Mari 

Roma, 13 agosto 2017 – Succede che in una scuola di Roma, a due anni dall’entrata in vigore della legge 107, miracolosamente, alcuni docenti, addormentati per anni, si sono improvvisamente risvegliati al suono di “Din din tanti din din”. Ve la ricordate la famosa canzone di “tanti soldi, perché chi ha tanti soldi vive come un pascià”? La canzone suggeriva: “Non domandare da dove provengono”. Quasi ispirati dalla canzone degli anni Sessanta, oggi gli stessi docenti che per tanto tempo si sono trascinati da una classe all’altra, smadonnando contro gli alunni beceri e somari che li facevano faticare inutilmente, che non erano educati ecc. ecc., quegli stessi docenti assenti un giorno sì e l’altro pure, da due anni a questa parte si sono riscoperti parte attiva e addirittura indispensabile di una scuola che, grazie a loro e alla legge 107 sta riprendendo vigore.

Succede quindi che in quella stessa scuola di Roma e sempre quegli stessi docenti abbiano ora il merito economico e il prestigio di far risorgere la scuola.

E quindi da due anni a questa parte fioccano progetti di ogni tipo, si richiedono in Collegio Docenti 50, 100 ore da retribuire fuori dal normale orario di servizio come se fossero bruscolini. Alla fine dell’anno ci sono delle relazioni da presentare relativamente ai progetti. Dal progetto alla relazione finale tante belle (non sempre, a volte anche forti sgrammaticature) parole, ma fatti e soprattutto ricadute tangibili sui discenti veramente pochi. Ah già a proposito, i discenti!  Chi si continua ora ad occupare di loro?  Ma, gli insegnanti che lo hanno sempre fatto, quelli che continuano a prendere sempre lo stesso stipendio e svolgono il proprio lavoro con dignità, professionalità e passione. Quelli che non si chiedono se quella lezione o quell’argomento può diventare un progetto retribuito, quelli che non vanno a condividere in qualche paese europeo le “buone pratiche” (espressione molto in voga ora).

Prima della buona scuola c’erano state le iniziative per rendere la scuola bella, ultimamente le notizie relative agli appalti riguardanti le “belle scuole” non sembra siano confortanti.

Chissà cosa ci riserverà l’anno scolastico 2017-2018, chissà se l’anno che sta arrivando vedrà come protagonista la B che manca per fare il terzetto. Le tre B no? Bella, Buona e…Brava! Chissà, chissà!! Aspettiamo fiduciosi.

Adele Mari