TOR CALDARA: IL MISTERO BUFFO DELLA VIDEOSORVEGLIANZA

tor-caldara-ingressoAnzio, 30 gennaio 2015 – In un territorio segnato fortemente dalle infiltrazioni criminali, quale si è rilevato essere quello della cittadina di Anzio e dintorni, il ricorso alle videocamere di sorveglianza è più che doveroso. Tuttavia, se tale strumento è utilizzato senza conoscere e rispettare la normativa può diventare un’arma a doppio taglio. Anzio è stata disseminata di telecamere; il loro acquisto è avvenuto a più riprese senza procedere con una regolare gara di appalto, grazie all’importo che per ogni acquisto sfiorava il tetto massimo previsto dalla legge con cui procedere a trattativa privata. Ma quel che appare ancora più bizzarra è la situazione alla riserva naturalistica di Tor Caldara.

Dal mese di settembre 2015 sono improvvisamente spuntati occhi elettronici di osservazione permanente sul cancello di ingresso del Parco. Le tre telecamere sono chiaramente visibili dal parcheggio antistante l’entrata, proprio perché puntate sul parcheggio. Sono accompagnate, come prevede la legge, da cartelli informativi nei quali però non sono stati inseriti i dati richiesti dal Garante della Privacy (motivazione e responsabile dei dati personali) e soprattutto non è chiara e dichiarata la gestione delle registrazioni delle immagini. Andando, poi, a leggere la Determinazione dirigenziale del Comune di Anzio, Ente Gestore della Riserva, datata Agosto 2015, si rileva solo la modalità di incarico alla Ditta installatrice. Il problema sorge per il fatto che il dispositivo oramai consueto e, spesso risolutivo, appare più indirizzato al controllo dei tredici lavoratori che a protezione della Riserva. La legge prevede anche il ricorso delle telecamere per questioni di lavoro, ma le procedure sono decisamente chiare. Nel caso di Tor Caldara, invece, tali procedure sono state infrante completamente; non esiste uno straccio di informazione preventiva ai dipendenti e si sta cercando di spacciare la motivazione della tutela del territorio per camuffare chissà quale altro motivo.

La Legge parla chiaro: l’utilizzo della video sorveglianza nei luoghi di lavoro è consentito, ma non può prescindere dal rispetto della libertà dell’individuo e, soprattutto, non può in nessun modo essere utilizzato per controllare le attività lavorative o l’orario di lavoro. Per dissipare ogni dubbio in merito il legislatore, attraverso lo Statuto dei Lavoratori ed il provvedimento generale del Garante della Privacy dell’8 aprile 2010, in materia di trattamento di dati personali effettuato tramite sistelecam1temi di videosorveglianza, ha previsto che il datore di lavoro, pubblico o privato che sia, qualora decida di installare telecamere per la video sorveglianza, debba preventivamente chiedere il consenso ai lavoratori o alle rappresentanze sindacali. Se non ottiene tale consenso può comunque chiedere autorizzazione alla competente Direzione Territoriale del Lavoro, indicando chiaramente le motivazioni, la planimetria, i dettagli tecnici e garantendo il rispetto della privacy dei lavoratori. Fino a che tale autorizzazione non viene rilasciata, installare l’impianto, anche se tenuto spento, costituisce responsabilità penale, come chiarisce la sentenza  4331/2014 della Corte di Cassazione.

A Tor Caldara sembrerebbe che tale procedura sia stata letta al contrario, un po’ come fanno i bambini con le riviste. Se invece, esistono sospetti precisi si dovrebbe procedere per altre vie e altri metodi, denunce comprese. Invece, si va avanti con l’uso inconsueto delle telecamere.

Il 15 Dicembre viene pubblicata una nuova Determinazione dove si trova una pomposa motivazione “Considerato che nella Riserva, si sono verificati numerosi episodi di degrado ambientale nonché atti di vandalismo a strutture e cose, ai quali sono seguiti altrettanti costosi interventi di riqualificazione“, tanti altri dettagli sulla tenuta dei dati, il responsabile, la collocazione, ecc. ecc., ma non un solo riferimento ai lavoratori.

Il 16 Dicembre, poi, citando la stessa Determinazione, un articolo sulla stampa locale annuncia: “L’amministrazione comunale ha ritenuto opportuno installare delle telecamere in punti strategici, deterrente per chi intenda deturpare le bellezze naturali. Le telecamere saranno posizionate all’ingresso della Riserva“.

La motivazione di controllare preventivamente eventuali deturpazioni delle bellezze naturali è più che legittima, ma non spiega il posizionamento “strategico” delle telecamere puntate verso il cancello e verso il magazzino che ospita attrezzi da lavoro non così appetibili per qualche male intenzionato. Se, invece, il magazzino conserva materiale di altro genere, andrebbe comunicato a chi di dovere. Non va dimenticato, infatti, che la riserva di Tor Caldara sorge in un punto molto amato dagli antichi romani che sceglievano questo tratto di coste per costruire le loro residenze più belle e suntuose. Non va neanche dimenticato che alla riserva i male intenzionati possono accedere da alcuni varchi facilmente praticabili nei punti meno controllati dell’area e del tutto privi di controlli e di sorveglianze sia umane, sia elettroniche. E non sarà certo l’odore acre e intenso dello zolfo a tenere lontano gli eventuali deturpatori.

EdR

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>