TRAME.5, ATLANTE DELLE MAFIE: UNA MAPPA PER CAPIRLE

Isaia Sales, storico
Isaia Sales, storico

Lamezia Terme, 21 giugno 2015 – È possibile districarsi nel complesso e articolato mondo delle strutture mafiose? E come sono cambiate le mafie nel corso dei decenni? E ancora: le mafie hanno tutte la stessa radice comune, quindi sono tutte uguali, o ci sono differenze fondamentali? È nata da queste (e altre) domande l’idea di scrivere un’enciclopedia delle mafie di sei volumi presentata a Trame5, il festival dei libri sulle mafie, in corso di svolgimento a Lamezia Terme. A parlarne sono stati il curatore dell’opera, Fabio Iadeluca, il magistrato della Corte di Assise e di Appello di Catanzaro, Marco Petrini, e lo scrittore Isaia Sales, coordinati da Raffaella Calandra di Radio24-IlSole24Ore.

“La storia dell’Italia – ha spiegato Fabio Iadeluca, curatore del testo – è una chiave di lettura fondamentale per capire i fenomeni mafiosi e come questi si sono evoluti, estendendosi oltre i confini italiani e persino europei. È importante capire e conoscere le mafie, perché queste non sono solo sinonimo di reati, ma rappresentano anche la negazione dei diritti di libertà e dignità dell’uomo”.

L’enciclopedia è un grande viaggio storico-sociale attraverso le principali organizzazioni criminali, facendo tappa nelle quattro regioni ad alta intensità mafiosa. È un testo documentale basato sulle indagini della magistratura e verbali storici, come quello del 1947, anno in cui arriva al giornale una lettera da parte della banda di Salvatore Giuliano con cui si intima ai redattori di smettere di riferire “fatti da non pubblicizzare”, con la minaccia in caso contrario di far loro “rimettere la pelle”. La lettera viene firmata con un piccolo stemma che ricorda quello della morte con la faccia e le due ossa incrociate, disegnato (male) a mano.

La presentazione dell’opera è anche l’occasione per fare il punto sulla situazione attuale delle mafie. Così il magistrato Petrini fornisce qualche dettaglio importante, sulla mappa territoriale e degli equilibri di forza. Individua in Reggio Calabria il luogo dove si trovano attualmente i clan più potenti che è anche la sede del “Crimine”, cioè la struttura al vertice paragonabile alla “Cupola” di Cosa Nostra. E dal viaggio nel territorio, passa al viaggio nel tempo.

“La ‘ndrangheta – ha ricapitolato sinteticamente Petrini – è passata per un periodo iniziale di grande clamore con i sequestri, utili a accumulare masse di denaro ma scomode per il clamore prodotto, a un periodo di silenzio iniziato dal 1991 dovuto a una pace mafiosa e a una volontà precisa di passare inosservati. In alcuni territori come Catanzaro o la stessa Lamezia Terme però hanno continuato a esistere lotte intestine fra le varie ‘ndrine”.

Ma se la ‘ndrangheta è riuscita soprattutto a Reggio Calabria a raggiungere un punto di equilibrio, ben diversa è la situazione della Camorra, caratterizzata proprio da un alto livello di litigiosità. Lo spiega molto bene lo storico Isaia Sales: “La Camorra è l’unica organizzazione disorganizzata. La sua frammentazione è paradossalmente la sua forza e non la sua debolezza. Ancora adesso a Napoli si assiste a un ricambio velocissimo dei capi. Gli ultimi boss sono stati quasi tutti arrestati, eppure nonostante una repressione così forte e incisiva delle forze dell’ordine il fenomeno non ha ancora visto la fine. Questo dimostra che a Napoli esiste un esercito delinquenziale di ricambio costante. Dove c’è margine per un commercio illegale che produce ricchezza, arriva il camorrista e ti chiede “la propria”, poi arrivano gli altri che cercano di contendersi il mercato, imponendosi l’uno sull’altro, fino a sfociare nelle guerre di Camorra che tutti conosciamo”.

Elisabetta Tonni

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