Trame.7, Davigo spiega il sistema della corruzione in ogni dettaglio

Nella giornata inaugurale della settima edizione di Trame, dal titolo “Io non ho paura”, sono stati presentati cinque libri e nove eventi fra dibattiti, focus e spettacoli. Molto seguito, l’incontro con Piercamillo Davigo sul suo ultimo libro “Il sistema della corruzione”

di Elisabetta Tonni

Lamezia Terme, 22 giugno 2017 – Ascoltare le storie di corruzione raccontate dal magistrato Piercamillo Davigo è sempre interessante. Anche quando l’episodio non è nuovo, ad ogni replica Davigo aggiunge sempre dettagli importanti e sfumature tragicomiche.

Nella piazzetta San Domenico di Lamezia Terme gremita di persone, il Presidente della II Sezione Penale della Cassazione ha ripercorso le situazioni raccontate nel suo ultimo libro, “Il sistema della corruzione“, edito da Laterza.

Sollecitato dalle domande di Gaetano Savatteri, direttore artistico di Trame Festival, Davigo ha messo subito in chiaro un concetto importante: la corruzione è seriale e diffusa. Spiega che un funzionario pubblico che ha deciso di farsi corrompere, lo farà ogni volta; coinvolge molte persone e avviene a tanti livelli. “E non è vero, come scrive il Foglio – sono parole precise di Davigo – che siccome non ci sono molte condanne per corruzione in Italia, questo voglia dire che l’Italia non è un paese poi così corrotto. Il fatto è che spesso si fanno leggi apposta per impedirne le condanne“.

Sono tante le situazioni raccontate nel libro dal tono amaro, ma che servono per rendere bene l’idea della corruzione e del suo sistema strutturato a livello di criminalità organizzata. Davigo racconta nel libro – e al pubblico presente – di quando, giovanissimo magistrato, seguì l’indagine che portò alla condanna per corruzione di 29 funzionari su 30 dell’ufficio di Iva di Vigevano, tanto da far appendere sulla porta il cartello “Chiuso per arresti”. E rivela anche tutte le assurdità nel caso delle tangenti all’Anas e di come questo sistema continui nel tempo, nonostante gli arresti più recenti. Eppure nell’immaginario collettivo, la corruzione continua a non essere percepita come un danno per i singoli cittadini, né per la società nel suo insieme. “E non è vero – spiega Davigo – che non ci sono morti nella corruzione. Molte mazzette grondano sangue. Quando crolla un ponte e uccide che si trova a passare lì sotto, quelli sono morti di corruzione”.

Davigo suggerisce quali siano ancora i punti deboli nel contrasto alla corruzione. Per esempio ritiene che il codice degli appalti non sia rispondente alle situazioni reali in cui si manifesta questo tipo di reato. Molto più efficace sarebbe invece l’impiego di agenti sotto copertura. E che dire delle intercettazioni telefoniche a cui non sempre si può fare ricorso per la corruzione? O, peggio ancora, che dire del Trojan di Stato, il nuovo strumento investigativo legato all’informatica? “Con la nuova legge delega – spiega Davigo – il Trojan di Stato si potrà utilizzare solo per il contrasto alla mafia, forse, e non per la corruzione”.

Lamezia Terme, 22 giugno 2017 -