Trame.7, Quando Falcone e Borsellino erano semplicemente Giovanni e Paolo nei ricordi di Pietro Grasso

Il presidente del Senato, Piero Grasso, parla al Festival Trame.7 liberandosi della veste istituzionale e lasciar emergere il suo trascorso da magistrato. Ricorda le battaglie di Falcone e Borsellino, ma soprattutto racconta Giovanni e Paolo per come lui li ha conosciuti

di Elisabetta Tonni

Lamezia Terme, 23 giugno 2017 – Alle domande sull’attualità politica non risponde. Piero Grasso, presidente del Senato, si presta al pubblico di Trame Festival solo per parlare di mafia anche quando il discorso scivola inevitabilmente sulla sfera politica. Si concede una parentesi sullo Ius soli. “Su questo argomento sono stato accusato nei giorni scorsi di non essere al di sopra delle parti per aver detto che a me sembra una legge che deve essere portata avanti. Ci sono ragazzi stranieri in Italia che sono perfettamente integrati e sono più italiani di altri concittadini che vivono all’estero”. La dichiarazione arriva alla fine dell’incontro, quando nonostante il suo proposito di non parlare di politica, a quella sfera fa molti riferimenti. Ed è inevitabile se si considerano gli intrecci che esistono con il mondo mafioso.

Il pomeriggio è torrido. La seconda carica dello Stato si toglie la giacca e rimanendo in maniche di camicia lascia che nella mente riaffiorino i ricordi della mafia combattuta nelle aule di giustizia. Li racconta alla gente che affolla la piazzetta San Domenico, quella più capiente di Lamezia Terme, quella dedicata agli incontri di maggiore richiamo. Sollecitato dal direttore artistico di Trame Festival, Gaetano Savatteri, Grasso parla del suo libro “Storie di sangue, amici e fantasmi” edito da Feltrinelli.

Le parole di Grasso tratteggiano scene personali, dove i giudici Falcone e Borsellino diventano solo Giovanni e Paolo. “Una volta, Giovanni Falcone mi diede un buffetto sulla guancia e mi disse: fatti forza ragazzo, vai avanti; testa alta e schiena dritta. E segui la voce della tua coscienza”. E ce ne sono altri ancora più riservati. “Giovanni non aveva figli e quando veniva a trovarmi a Mondello, la spiaggia dei palermitani, giocava con mio figlio, se lo metteva sulle ginocchia. Altre volte ricordava a mia moglie che era tempo di broccoli e che, invitato a cena, avrebbe gradito la pasta cucinata in quel modo. Paolo – prosegue ancora Grasso – aveva un carattere diverso. Lui mostrava apertamente tutta la sua allegria, la voglia di vivere. Ricordo un particolare: arricciava sempre il naso prima di fare una battuta”.

Giovanni e Paolo tornano ad essere Falcone e Borsellino quando il dialogo  riporta agli episodi più cruenti, alcuni ancora irrisolti. “Difficile dire se si arriverà alla verità sulle stragi – qui, si entra nel ricordo che è vivo anche nella collettività – che assassinarono Borsellino e prima ancora Falcone. Ci sono ancora pezzi mancanti. Speriamo che non siano mancanti per sempre. D’altra parte chi poteva immaginare che si sarebbe potuta riaprire una sentenza definitiva di condanna per l’esplosione in via D’Amelio con cui fecero saltare in aria proprio Borsellino? Eppure Spatuzza ci ha raccontato che negli anni di carcere non è più riuscito a sopportare l’idea che alcuni innocenti fossero in carcere e i colpevoli fuori. Così ha maturato il desiderio di raccontare quel che sapeva, ciò di cui lui si era reso protagonista. I riscontri lo resero credibile. Sostiene anche che ci fu qualcuno che operò e che era all’esterno della mafia”.

A quel punto diventano inevitabili le domande sull’ultimo rapporto della Dna sulla presenza della ‘ndrangheta in tutti i settori nevralgici del paese anche in relazione alle ipotesi di infiltrazione mafiosa a Lamezia Terme che – se convalidate dalle prove – farebbero salire a tre i casi registrati in questo comune. “Se si tratta della terza volta – afferma Grasso – vuol dire che la maggioranza non ha fatto tesoro delle esperienze precedenti”. Poi, continuando a parlare si comprende che per “maggioranza” si riferisce ai cittadini nel momento che vanno alle urne. “Il voto dei cittadini e per scegliere i loro rappresentanti. Quando abbiamo la scheda in mano, bisogna sempre chiedersi: è la scelta giusta? Spesso – prosegue Grasso – il rapporto fra elettore ed eletto è di tipo clientelare: un posto per il figlio, uno sconto su un’automobile da acquistare. Bisogna far capire che il beneficio personale è in relazione stretta con la salvaguardia del principio del bene comune”. E ce n’è anche per i politici e per la politica che non sa rinnovarsi. “Non basta cambiare i nomi dei rappresentanti in politica per fare rinnovamento”.