TRAME5, PRESTIPINO: PARTE DI CHI NEGA LA MAFIA A ROMA È IN MALAFEDE

PRESTIPINO 3

Lamezia Terme, 19 giugno 2015 – La ritrosia nell’ammettere la presenza della mafia a Roma ha due spiegazioni: una parte dei cittadini è stata colta sinceramente di sorpresa; c’è un pezzo della città che invece è in perfetta malafede.

Lo dice il procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino, parlando a Trame5, il festival lametino dei libri sulle mafie, delle operazioni che stanno mettendo a soqquadro la Capitale e frastornando l’Italia intera. Non entra – ovviamente – nel merito delle indagini, ma analizza il quadro complessivo dal punto di vista sociologico e dell’atteggiamento culturale. La domanda retorica su cui si incentra il dibattito, pur conoscendo la risposta, è sempre la stessa: “esiste la mafia a Roma?” Nel corso dei decenni, da Sud a Nord, passando per il centro, la mafia fa leva sul negazionismo per rafforzarsi.

“L’atteggiamento di negare il fenomeno mafioso – conferma il Procuratore aggiunto – non nasce oggi, ma ha camminato costantemente con la storia del nostro Paese. Già dal 1893, la storia del nostro primo governo dello Stato unitario è caratterizzata da un’operazione culturale di negazionismo della mafia. Al primo omicidio, per così dire ‘eccellente’, quello di Emanuele Notarbartolo fa seguito una grande campagna in Sicilia che unisce trasversalmente tutti i ceti e gli orientamenti politici e culturali a difesa della cosiddetta sicilianità. Il paese aveva posto sotto accusa la mafia siciliana, che a quei tempi non aveva ancora il nome di Cosa Nostra, mentre esistevano già un capomafia, cioè il capobastone, appartenente a un’organizzazione e un personaggio politico altrettanto eccellente e famoso. L’omicidio di Emanuele Notarbartolo ha una vicenda processuale straordinariamente moderna e ancora attuale. C’è un annullamento e spostamento del processo che finisce poi con la condanna del mafioso e l’assoluzione del politico come mandante. E c’è anche il rientro del politico a Palermo che viene portato in trionfo da tutta la città in modo trasversale. Quello che è successo allora si è ripetuto cento anni dopo con lo stesso meccanismo con l’omicidio di uno dei nostri eroi più straordinari, Giorgio Ambrosoli. Un grande scandalo dove troviamo il coinvolgimento bancario, lo scandalo politico e un’implicazione della mafia”.

L’excursus storico di negazionismo della mafia, dalla Palermo di fine Ottocento arriva velocemente a Milano. Prestipino porta l’esempio relativamente recente di Paderno Dugnano dove, a fronte della riunione del 31 ottobre 2009 con 25 capi della ‘ndrangheta lombarda per ratificare l’elezione del nuovo capo, dopo l’omicidio di Carmelo Novella a San Vittore Olona, il panorama istituzionale lombardo è stato tutto compatto nel negare la presenza della mafia. Si riconosceva solo la presenza di qualche infiltrazione che però era respinta da un tessuto economico, sociale e politico.

L’analisi prosegue nel tempo, ricordando le sentenze passate in giudicato relative alle vicende criminali del basso Lazio dovute all’influenza delle mafie provenienti da altri territori, ma dove esistono anche gruppi con caratteristiche di autonomia che l’io collettivo ancora stenta a riconoscere. Si arriva così a Roma, alle vicende di stretta attualità e alla domanda sempre ricorrente: ma si tratta proprio di mafia?

“Ammettere l’esistenza della mafia sul pianerottolo di casa propria – spiega ancora il Procuratore aggiunto – significa poi dover dire cosa sto facendo io per separare la mia vita, il mio destino da quelle delle persone che abitano sullo stesso pianerottolo. Un conto è dirlo; altro conto è farlo”.

Elisabetta Tonni

 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>