TRASPORTO PUBBLICO, COME BEFFARE IL CITTADINO

Roma, 27 luglio 2016 – Può lo sciopero di una sola sigla sindacale di trasporto pubblico paralizzare una città? In teoria, no. Nella pratica, sì. Soprattutto se una parte (piccola) dello sciopero è dichiarata, come è successo con gli iscritti alla Ugl dell’Atac e Cotral a Roma, e la gran parte sciopera senza ammetterlo e con mezzi inattaccabili dal punto di vista contrattuale. Il meccanismo è semplice, sperimentato e di successo. Ci si fa beffe dei cittadini che sono poi i datori di lavoro dei dipendenti del trasporto pubblico. E’ sufficiente accampare un motivo insindacabile da parte del passeggero che dopo aver pagato il servizio con le tasse e con gli abbonamenti non può fare altro che smaltire la sua rabbia sui social network. Le scuse per interrompere il servizio senza incappare nella denuncia di interruzione di servizio pubblico sono varie: vettura guasta; vetture dirette al deposito; corse limitate; fine turno in massa dei conducenti studiato strategicamente da chi gestisce la turnazione; permessi concessi con la stessa logica mirata; malattia, anche se quest’ultimo stratagemma è ormai più difficile da attuare anche per il giro di vite da parte dei medici non più disposti a concedere certificati ingiustificati a iosa; e se poi ci sono le elezioni amministrative o politiche che siano, i dipendenti del trasporto pubblico sono tutti dirottati in massa ai seggi elettorali.

Mettendo in atto questi meccanismi si pratica uno sciopero quotidiano non dichiarabile come sciopero. Ecco perché quando sciopera (ufficialmente) una sola sigla sindacale, la città va in tilt. Quello sciopero riconosciuto è aggravato dagli ostruzionismi quotidiani studiati a tavolino dalle posizioni intermedie delle aziende di trasporto, non notate dalle posizioni apicali, e messe in pratica da molti lavoratori sconsiderati che non capiscono che non è contro i cittadini che devono lottare, ma contro chi ha interesse a mantenere stati di privilegio e di corruzione all’interno dell’azienda pubblica. E’ successo così anche in quest’ultimo sciopero iniziato ufficiosamente la sera prima grazie a questi stratagemmi. Quante volte si aspettano gli autobus senza che questi arrivino? E non può essere solo colpa della scarsità di vetture. Il sospetto è che qualcuno si faccia scudo di questa motivazione. Quando per troppe volte si assiste all’arrivo di cinque o sei autobus consecutivi con la scritta “corsa limitata” è evidente che non possa essere una casualità. Questi due video sono stati girati due anni fa, In ventiquattro mesi non è cambiato alcunché. Se non ci credete potete verificare da soli, con un sopralluogo.

Il cittadino non è in grado di verificare se il guasto alla vettura dichiarato dal conducente è vero o è falso. Certo, può sospettarlo e per questo motivo la scorsa estate alcuni conducenti di tram hanno rischiato, proprio nei due mesi di piena estate, il linciaggio. Alcuni passeggeri hanno alzato le mani fisicamente, ma non nel senso della resa. Si sono proprio avventati sugli autisti con un’aggressione diversa totalmente da quelle che si verificano in maniera ingiustificata contro chi svolge il proprio lavoro di autista in maniera diligente e responsabile. L’aggressione va sempre condannata e non è mai giustificabile. Mettere però in ginocchio una città, paralizzarla nel trasporto pubblico nelle giornate roventi e piene di lavoratori, cittadini, turisti e gente che si muove in lungo e largo è altrettanto abominevole.

Se veramente si vuole fare pulizia dentro una città ridotta, bisogna indagare e scavare dentro gli uffici amministrativi e gestionali. Bisognerebbe passare al setaccio tutte le posizioni, da quelle ai massimi vertici a quelle più basse a diretto contatto con i cittadini-datori di lavoro, sperando che per tale operazione non sia già troppo tardi.

Elisabetta Tonni

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