gommone migranti

Roma, 12 settembre 2015 – Sull’esodo senza più aggettivi dei migranti verso l’Europa promessa cominciano a emergere i trattini di un ritratto ignobile.

La notizia della vendita delle imbarcazioni e dei giubbotti salvagenti da parte della signora console francese onorario potrebbe portare in qualche modo alla scoperta della famosa rete di protezione a livello europeo di cui ogni tanto si parla?

Stando alle inchieste giornalistiche di Tv France 2, la situazione è questa: la signora Francoise Olcay, insignita del titolo di merito di console onorario, vive in Turchia grazie all’attività commerciale. Ha un negozio di articoli per la marina e da un po’ di tempo vede intensificare le vendite di gommoni e giubbotti salvagenti. Non si sa bene se conosca nel dettaglio chi siano i suoi acquirenti, cioè se siano direttamente i trafficanti o qualcuno per loro, ma – stando alle sue dichiarazioni – sa che il sindaco, la capitaneria di porto e il viceprefetto alimentano il traffico illegale di profughi.

Vendere imbarcazioni e materiale da imbarcazione non è reato. Se di vendita si tratta… Ora il punto è questo: la notizia è uscita. Come ha reagito il governo francese? Si è costernato, si è indignato, si è sdegnato, poi come nelle migliori delle tradizioni ha gettato la spugna con gran dignità. E anziché annunciare a gran voce l’avvio di un’inchiesta e chiedere il sostegno e la collaborazione delle polizie degli altri Stati nel contrasto al traffico criminale di profughi, rimane imbarazzato e sospende la signora. Ma sospende che cosa? Sospende il suo soggiorno in Turchia, richiamandola in patria per un interrogatorio? No. Questo significherebbe aprire un’indagine. E sia mai…

Il governo francese sospende il titolo di console alla signora, perché nel suo negozio c’è la targa di “Agence Consulaire de France” con tanto di tricolore e il motto “Libertè-Egalitè-Fraternitè”.

Qualcuno però sta indagando: la procura di Palermo ha aperto un’inchiesta e vuole capirne di più sugli sbarchi. C’è un pentito, eritreo, che sta tirando in ballo alcuni personaggi e rivelando alcune situazioni. A suo dire ci sono quattro trafficanti, ma basta seguire le cronache di questi giorni per comprendere che numeri così incalcolabili di persone che si spostano da più parti dell’Africa, dal Medio Oriente, dalla Turchia verso l’Europa non possono essere gestiti solo da quattro boss. Più che di un flusso si potrebbe parlare di un’emorragia di persone in fuga. Per fortuna, dopo anni e anni di indifferenza, i governanti europei sono colti da un’epidemia improvvisa di buonismo, mentre valutano interventi aerei. Intanto, le economie illegali nel vecchio Continente sono sempre più fiorenti e l’orrore verso gli scempi disumani compiuti dall’Isis monta sempre di più. E se questo è il quadro le zone oscure sono fin troppo chiare.

Elisabetta Tonni