VISITA ALLE CENTRALI NUCLEARI, MA SUL DECOMMISSIONING TUTTO TACE ANCORA

IN ATTESA DELLO SMANTELLAMENTO, CON “OPEN GATE” LE CENTRALI NUCLEARI SVELANO I LORO SEGRETI AI CITTADINI

Roma, 2 maggio 2017 – Ancora una volta il buon esempio arriva dai paesi nordici, certamente con una morfologia del terreno meno complicata di quella del nostro Belpaese. La Finlandia sta realizzando il suo deposito nazionale, dove stoccare le scorie nucleari, destinato a durare 100mila anni. Il deposito si chiama Onkalo, che in finlandese significa “nascondiglio”. Un altro cimitero da prendere come esempio è quello di Oskarshamn, contea di Kälmar, in Svezia. Anche qui il progetto garantisce una tenuta per oltre 100mila anni.

In Italia, invece, la questione è ancora nella serie infinita di insabbiamenti e rimandi. A mendo di una settimana da Open Gate 2017 – Sogin, la seconda visita alle quattro centrali italiane – la prima fu nel maggio 2015 – l’elenco dei siti potenzialmente idonei alla costruzione del deposito è nei cassetti del ministero dell’Ambiente. Non si sa per quale motivo, ma il ministro Galletti continua a tenerli sotto chiave da due anni. A ribadire questo stato delle cose è stato anche il presidente di Sogin, Marco Enrico Ricotti, durante la trasmissione di RadioRai “Voci del Mattino” in occasione dell’anniversario del disastro di Černobyl’. “La questione della pubblicazione delle aree potenzialmente idonee – ha detto in buona sostanza il numero Uno della società incaricata dello smantellamento del nucleare italiano – è nelle mani della politica. Il Ministero è in possesso della Cnapi, la carta nazionale aree potenzialmente idonee, che deve dare il via libera alla pubblicazione”.

La pubblicazione è in forte ritardo rispetto alla tabella di marcia, come già scritto più di un anno fa, con conseguenze inevitabili sulle tasche dei cittadini. Rassicurazioni e garanzie elargite dall’allora sottosegretario De Vincenti sono rimaste lettera morta.

Secondo il piano di decommissioning, cioè il programma di smantellamento delle centrali nucleari, a quest’ora si sarebbe dovuti entrare nella fase operativa consistente nel decreto localizzazione e avvio campagna informativa sul sito per arrivare al 2018 a iniziare la costruzione del deposito nazionale. In pratica, il ritardo accumulato è di circa due anni, con tutto ciò che ne consegue considerando che a imporre la procedura sono due direttive europee.

Anche Onkalo, il deposito finlandese, è ancora in fase di costruzione. La tabella di marcia prevedeva l’inizio dei lavori per il 2015 per arrivare nel 2020 all’incapsulamento e seppellimento delle zone piene di scorie nucleari. La tabella di marcia è dunque in linea con le previsioni a differenza di quanto sta avvenendo in Italia.

A questa ingloriosa comparazione fra la tempistica nel trattamento delle scorie nucleari fra l’Italia e i paesi del Nord, se ne aggiunge un’altra: la durata garantita e la procedura con cui verrebbero stoccati i bidoni “roventi”. Il piano italiano prevede quattro barriere ipercementificate garantite per 300 anni. Trecento anni rispetto ai 100mila dei paesi nordici non è un confronto che rassicura i cittadini. E se a questi dubbi, si aggiungessero quelli sui potenziali fornitori di cemento (con ponti e strade che crollano costruzioni di sabbia), c’è molto da temere. E se si aggiungessero poi anche i dubbi su quell’incorreggibile, brutta, abitudine di non rispettare i tempi programmati e procedere con procedure d’urgenza, il quadro diventa davvero sconfortante. A fugare tutte queste preoccupazioni potrebbero provvedere alcune dichiarazioni da parte di Ministri o Sottosegretari, sempre che abbiano la buona creanza di partecipare a qualcuno degli appuntamenti di Open Gate 2017.

Elisabetta Tonni