Roma, 28 aprile 2016 – Per avere il quadro preciso dell’Italia, si potrebbe fare questo esperimento: guardare nel proprio giardino e vedere quanti sono i Cretini, i Codardi e i Complici che vi pascolano indisturbati. Chi sono i cretini, i codardi e i complici (cioè la famosa teoria delle tre “C”) lo spiega Nando dalla Chiesa. In questo estratto di video girato al Festival Trame nel 2014 c’è una brevissima descrizione del cretino.

La descrizione più ampia delle tre figure è riportata in conclusione di questo articolo. Le ultime vicende di Santa Maria Capua Vetere riaprono la domanda sul mistero dei misteri: come mai mafia e corruzione combattute e contrastate ogni giorno dalle forze dell’ordine e dalla magistratura somigliano così tanto all’araba fenice sempre pronta a risorgere dalle proprie ceneri?

Le corruzioni possono avere radici molto profonde e ramificate che traggono linfa vitale anche da settori privati al cui interno si indaga troppo poco. Alessandro Zagaria, imprenditore incensurato, si occupava (stando a quanto si legge sui mass media) di ristorazione e in particolare di mense con i loro relativi appalti. La ristorazione è uno dei settori prediletti dai mafiosi per riciclare il denaro sporco. È credibile che gli imprenditori di un settore, dove fra loro si conoscono tutti, non si accorgano della presenza di personaggi ignobili da cui prendere le distanze se non addirittura da contrastare e denunciare? No. Non è credibile. Anzi; proprio perché li conoscono cercano di sostenerli, sperando in maniera illusoria di trarne vantaggio.

Il meccanismo è quello consolidato che funziona in tutti i settori, pubblici o privati che siano. Prendiamo per esempio una categoria di rappresentanza di un settore, uno qualsiasi… Ecco quello che può avvenire: al vertice si fa andare con elezioni pilotate un determinato personaggio con relativo codazzo di gente spregiudicata e impresentabile ammantata di legalità e rispetto delle regole. Gli accordi sulla sua elezione avvengono prima, sotto gli occhi di tutti, compresi i dipendenti obbligati al segreto.

Le elezioni sono solo una pura formalità per poter dire all’esterno, senza mentire, che quel personaggio è stato eletto democraticamente dagli iscritti. Per la conservazione o la conquista della poltrona avvengono le cose più becere e ridicole che neanche la satira riesce a immaginare. Si modificano gli statuti per cancellare violazioni delle regole nell’elezione del personaggio designato; un giochetto che si ripete a ogni scadenza di mandato. Si può arrivare addirittura a inserire un numero massimo di mandati oltre il quale il prescelto non può più ricandidarsi, salvo inserire che quella caratteristica è valida a partire dall’ultima modifica dello statuto. E così il prescelto può rimanere in carica a vita, senza aver violato le regole e dando prova della grande democrazia che vige in quell’organizzazione. Se poi si scende negli accordi più compromettenti, c’è da rabbrividire. Si tratta di veri e propri voti di scambio che non sono meno gravi rispetto a quelli che avvengono nelle elezioni politiche e amministrative.

Ma perché la poltrona di una categoria di rappresentanza imprenditoriale dovrebbe essere tanto ambita? Non si tratta solo del riconoscimento economico a cui qualcuno rinuncia addirittura. E non si tratta neanche solo di quel potere lobbistico parlamentare o governativo su cui da anni si concentra l’attenzione e che in alcuni casi è più teorico che pratico. La poltrona è così ambita, perché è da quella posizione che si fanno accordi; quegli accordi che non servono agli appartenenti onesti di una categoria. Si tratta degli accordi che possono favorire certi tipetti e certi tipi di affari. Da quelle poltrone si domina un regno, un vero e proprio Eldorado: fondazioni, fondi sanitari, fondi assicurativi, enti e istituzioni di vario tipo dove il denaro che circola è veramente tanto e viene pilotato in una o un’altra direzione. In questi accordi si baratta di tutto. Si stringono alleanze e sostegni e si promettono posti in altre organizzazioni collegate come forma di risarcimento o di premio in base ai contesti. E sì, perché il giochetto del voto di scambio e degli accordi prima dell’urna avviene un po’ ovunque e a loro volta anche lì si prevedono risarcimenti o premi consistenti in poltrone in altre organizzazioni attinenti. È tutto un concatenarsi, un giro di poltrone, proprio come nel gioco della sedia, quando al sospendere della musica tutti corrono a sedersi e chi rimane in piedi viene espulso e quindi deve essere ricollocato. Le qualità professionali e morali non contano nulla. L’importante è che tutti conoscano e accettino le regole del gioco, di questo tipo di gioco, anche se porta allo sfascio di un paese.

Come avviene nel pubblico, anche nel settore privato si ritrova spesso e volentieri lo schema delle tre “C” ben descritto da Nando dalla Chiesa nel ManiDalla Chiesafesto dell’Antimafia. Le tre “C”, per chi non avesse visto il video, sono le iniziali dei personaggi chiave su cui si regge lo schema affaristico di potere: i Complici, i Codardi e i Cretini. I complici sono quelli che assicurano consapevolmente i propri servigi all’organizzazione. Sono i fiancheggiatori dolosi, quelli che realizzano il celebre ‘concorso esterno’. I codardi sono invece i don Abbondio che permettono ai don Rodrigo di spadroneggiare. Il codardo non è colui che ha paura per comprensibili ragioni. Il codardo è un vigliacco. Perciò, spiega ancora Nando Dalla Chiesa, si allinea prima che gli sia richiesto, è svelto a dire la parola gradita a chi conta, non oppone resistenza alcuna alle richieste illegittime quando ciò possa servire ad assicurare diritti altrui, lesto a infierire sui deboli che protestino contro l’ingiustizia poiché è quello, in fondo, il suo unico momento di “coraggio”, l’unica riemersione possibile dalla vergogna della vigliaccheria. Poi, Nando dalla Chiesa descrive i cretini. E lo fa riportando la descrizione che Frank Coppola dava dei cretini. Il cretino farà spontaneamente, spesso in buona fede, ciò di cui la mafia ha bisogno. Di più: lo farà gratis. E se ci sarà da omettere, ometterà. Più in generale: se bisognerà non capire, lui non capirà. Anzi, porterò a sostengo delle azioni o omissioni desiderate dai clan nuove e insospettabili argomentazioni. Una volta ottenuto che il cretino ricopra l’incarico giusto, la mafia non dovrà fare nulla, se non fargli arrivare ogni tanto qualche suggestione da lontano. La parola “Cretino”, specifica Nando dalla Chiesa, va intesa in senso relativo. Il termine non implica necessariamente un basso livello intellettuale o professionale della persona a cui ci si riferisce. Indica la sua inettitudine alla vita pubblica in contesto determinato: quello dominato o aggredito da una presenza mafiosa.

Ora provate a mettere in atto l’esperimento citato all’inizio dell’articolo: guardate all’interno dell’ambiente che vi circonda e verificate quanti sono i Cretini, i Codardi e i Complici che si aggirano indisturbati nei ruoli più importanti. Avrete la misura esatta dell’Italia.

Elisabetta Tonni