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Roma, 23 febbraio 2016 –Guido Bertolaso vuole la bicicletta. E non vede l’ora di pedalare. Le strade impervie di Roma non fanno paura all’ex capo della Protezione civile, rimasto coinvolto in tante vicende, dall’Aquila al G8 della Maddalena, passando per gli Sporting Village, e chi più ne ha, più ne metta. Il fatto che ci tenga tanto alla candidatura a Sindaco di Roma Capitale con il centrodestra è palesato da tutta la serie di messaggi che sta lanciando e che sono rivelatori di un nervosismo crescente.

Al primo spuntar del suo nome, il buon Guido aveva risposto con un garbato rifiuto per motivi personali. Sia ben chiaro, mai indagare sui motivi personali. Non è bello però spacciare per motivi personali quelli professionali o di opportunità politica. Quale che sia il motivo personale che impedisce la candidatura, la natura dell’impedimento deve essere duratura; se invece il motivo personale è passeggero, si risolve a breve ed è inutile addurlo.

Passato un pochino di tempo, trascorse un po’ di vicende, fatte altre ipotesi di candidature (poi ritirate), il nome di Bertolaso è spuntato di nuovo fuori dalla mischia, grazie a una telefonata personale ricevuta da Silvio Berlusconi. Lo ha dichiarato Guido Bertolaso e questa volta la sua risposta garbata è stata: “Sì, grazie”. E i motivi personali che qualche tempo prima lo avevano indotto a rifiutare? Spariti. Non ce n’è più traccia. Meglio così, certo. Nessuno augura a qualcuno il perdurare di un motivo personale. Ma vale il quesito di prima. Se era risolvibile a breve, perché Bertolaso ha fatto ricorso a un problema personale per rifiutare la prima proposta? Il dubbio che il problema personale fosse solo un pretesto di opportunità politica sorge spontaneo anche al più ingenuo.

Non si gioca mai, fosse anche solo per scaramanzia, con la sfera personale quando va trovata una motivazione. Ammettendo che il problema personale fosse solo una scusa per rifiutare la prima proposta, il dietrofront successivo dimostra che a Guido Bertolaso garba di molto quella candidatura a Sindaco.

Ma ecco che, quando tutto sembrava risolto, arriva un’altra frenata. A porre il bastone fra le ruote è stato questa volta Matteo Salvini. Il leader della Lega Nord ha detto in questi giorni di non essere d’accordo con questa nomina. “Ma come?” deve essersi domandato l’ex capo della Protezione civile. E nel giro di poche ore, eccolo a rivelare un retroscena: “Salvini mi disse di puntare su di me”. Ora, è chiaro che quando c’è un ripensamento da parte di un politico, ci si rimane sempre un po’ male. Chi frequenta i politici, però, dovrebbe essere abituato a questi cambiamenti di idee. E Bertolaso ha frequentato a lungo i politici. Ha ricoperto ruoli molto più politici di quelli dei politici stessi. Possibile che Bertolaso si sia messo a spiegare come sono andate le faccende con Salvini solo perché è rimasto basito dal ripensamento di un politico? Il dubbio che si tratti di rabbia e non di sbalordimento sorge spontaneo. E sorge altrettanto spontaneo anche il dubbio che la rabbia sia legata al timore di veder sfumare la sua candidatura. Non a caso, si è messo subito a fare i conti per dichiarare con una certa grinta che anche senza Salvini, lui ha la maggioranza per candidarsi.

Sorge spontaneo il dubbio che, con le amministrative che si avvicinano, inforcare la bicicletta sgangherata tolta a Marino per pedalare su Roma con i suoi sette colli piace proprio tanto. E si sa che dall’alto di un colle il panorama della città è tutto sotto controllo.

Elisabetta Tonni