Roma, 3 marzo 2016 – Gli affari delle mafie sono ancora incentrati sulla droga. Ma adesso si spara di meno, perché le mafie preferiscono corrompere. Ciò che prima ottenevano facendo scorrere il sangue a terra, ora se lo prendono con la corruzione. Lo ha affermato il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Franco Roberti, nel presentare la Relazione annuale sulle attività svolte.

È però sempre il commercio di droga a rappresentare l’oggetto principale delle attività mafiose. Ne fanno uso 250 milioni di persone nel mondo, mentre in Europa è consumata abitualmente od occasionalmente da un quarto degli abitanti. Il suo giro d’affari in Italia si aggira fra i 35 ei 40 miliardi di euro, cioè quasi quanto prodotto dal comparto manifatturiero che ammonta a circa 45 miliardi. “E nel caso degli affari criminali – ha detto Roberti – parliamo di profitti esentasse che poi vanno a riversarsi nel mercato legale”.

Ma se per molti aspetti la situazione appare immutata rispetto al passato, il vero elemento di novità consiste nel ricorso e connubio con la corruzione. Lo stesso Franco Roberti parla infatti di una corruzione dalle modalità mafiose che rafforza le stesse mafie che diventa una garanzia di accordo fra mafiosi, imprenditori e funzionari. Per questo motivo, secondo Roberti, andrebbe aggiunta l’aggravante della corruzione nei reati di mafia.

Roberti ha posto poi l’accento sui beni sequestrati alle mafie.

Infine, una nota di riflessione ha riguardato il consumo di prodotti da cannabis il cui aumento di sequestro indica un aumento del consumo come sostitutivo della cocaina.